Creatura di Sabbia

Goliarda Sapienza e L’Arte della Gioia

28 January 2010 · 2 Comments

“Hai due piccole virgole ai lati della bocca, Jò. O sono due parentesi?”

“Sono due rughe, Modesta.”

“Non è vero! Sono due parentesi che aggiugono significato alla frase del tuo viso.”

(L’Arte della Gioia – Goliarda Sapienza)

Un sorriso,

m.

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Sale: Q.B.

4 January 2010 · 2 Comments

Allora? Che c’è di strano? Che hai da guardare? Come? Che dici?

Ah, la foto. Perchè? Non si capisce, dici? Quella robina bianca e rosa.

Sì, quei granelli appoggiati sul legno. Eddai, ma ci vedi?

E’ sale. Sale Rosa dell’Himalaya.

Che? Non l’hai mai visto del sale prima? Che c’è di strano? No, ma dimmi…

Sale Rosa dell’Himalaya su un letto di cornice antica.

Sì, perchè noi a Milano il sale lo mettiamo un po’ dove ci pare e piace, ok?

Molti lo preferiscono sui marciapiedi o per strada. No, non quando c’è la neve, solo in caso di neve.

Io lo preferisco così.

Un sorriso,

m.

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Gli abbracci spezzati

24 December 2009 · 2 Comments

Gli abbracci spezzati… il titolo mi ha attrato fin dal primo istante, eppure il nuovo film di Almodovar ancora non l’ho visto. I suoi film mi piacciono molto… Tutto su mia madre mi entra sotto la pelle, Donne sull’orlo di una crisi di nervi è un capolavoro di stile e colori, la Mala educaciòn racconta l’ipocrisia e l’arrivismo che permeano il nostro mondo.

Gli abbracci spezzati… per essersi potuti spezzare questi abbracci devono un giorno essere stati reali.

Quindi non possono farne parte gli abbracci che avremmo voluto dare o ricevere, ma che mai abbiamo dato o ricevuto. Ci sono persone che amano teneramente e  profondamente ma che non hanno il coraggio di dimostralo apertamente (penso a mio padre che vorrebbe ma non riesce e nei suoi occhi vedo il dolore che questo impedimento gli infligge). Ci sono esseri umani che amano con passione e desiderio una donna o un uomo per tutta la vita e non trovano il coraggio di confessare il loro amore. Ci sono esseri umani che amano un Dio che un corpo da abbracciare nemmeno ce l’ha.

Questi abbracci mai nati non potranno mai essere spezzati.

Gli abbracci spezzati sono abbracci che si sono consumati… abbracci che hanno placato un’anima, addolcito un cuore, rafforzato uno spirito oppure infuocato un ventre.

Abbracci vissuti, cercati, ricambiati, inflitti o subìti. Abbracci reali o creduti tali. Abbracci lunghi una vita oppure consumati in un istante.

Una corda quando si spezza crea due pezzi di corda distinti; un vetro, invece, produce mille frammenti… ma quali sono le conseguenze di un abbraccio spezzato?

Un sorriso,

m.

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Ero piccola e di sesso non sapevo nulla

8 December 2009 · Leave a Comment

Ero piccola, molto piccola. Di sesso ancora non sapevo nulla, ma ricordo, come fosse ieri, un poster gigantesco contro l’HIV in centro a Lugano (forse non era poi tanto grande, ma io all’epoca ero poco più alta di un comodino…).

Non sapevo nulla di sesso, ma sapevo che quelle tre lettere (nel mio ricordo le affissioni in Svizzera parlavano di HIV non di AIDS) simboleggiavano qualcosa di tremendo, qualcosa di cui non si poteva parlare.

Probabilmente il mio ingresso nell’adolescenza ha coinciso con lo scemare delle campagne contro il “virus del sesso“, oppure la mia attenzione in quegli anni si è indirizzata altrove… non lo so e mai lo saprò, quindi non ha senso rimuginarci sopra.

Il punto è un altro: l’HIV (o AIDS o SIDA) nei discorsi a casa o con gli amici non è mai stato un ” hot topic” (per dovere di cronaca devo dire che una volta mia madre mi ha messo in guardia dai suoi rischi).

Ho sempre creduto di aver avuto la fortuna di essere cresciuta in un ambiente aperto, illuminato, attento. Eppure  quando ho visto la camapagna WOM against HIV, ideata da un amico fotografo, il mio cervello ha sussultato. In realtà è da tempo che il mio cervello bussa alla porta della mia parte razionale (la parte irrazionale – per fortuna – ha sempre tenuto a mente che il preservativo fosse cosa buona e giusta). A giugno traducendo una fiction per la TV francese (Sa raison d’etre) in occasione del festival del cinema gay di Milano, mi sono resa conto all’improvviso che il tema HIV è sempre rimasto un tabù.

D’un tratto mi sono ricordata che un pomeriggio piovoso di tanti anni fa, in seguito a un evento tutt’altro che piacevole, sono andata al Fatebenefratelli di Milano per sottopormi al test dell’AIDS. Ero sola. Sola da morire di paura. Non avevo avuto il coraggio di parlarne a nessuno. Sola e spaventata. E pioveva.

Il test dell’HIV è risultato negativo. Ho gioito. Da sola.

Vedere le foto di Anto mi ha fatto pensare e mi ha fatto sorridere. Mi ha fatto sorridere perchè mi ha “toccata” senza trasmettermi angoscia. Mi ha toccata perchè mi ha dato gli strumenti per giocare con il “sesso sicuro“. Sì, perchè giocare con le cose importanti è fondamentale per affrontarle con coraggio e intelligenza.

E visto che parliamo di giocare, lascio la parola a un’esperta (anzi, alle sue fotografie).

Un sorriso,

m.

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Notte a Milano

1 December 2009 · Leave a Comment

“C’è odore di vuoto nell’aria:

profumo di resa.

Invisibili suoni riempiono la città:

rumore di buio.

Una stella luminosa e solitaria

sembra volersi staccare dal cielo;

relegata controvoglia lassù,

tremante, nel suo inutile sforzo.”

(Fabrizio Dragoncelli)

Un sorriso,

m.

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Herbal Essences – Cronaca di un incontro

25 November 2009 · Leave a Comment

La comunicazione aziendale si trasforma in conversazione del marchio in rete. Solo belle parole dettate dalla vena utopistica dei professionisti della comunicazione digitale oppure trend reale?

Procter&Gamble sembra aver realmente accettato la sfida incontrando a Milano un gruppo di blogger (tutte donne, del resto si parlava di hair beauty alla presentazione di Herbal Essences), in un contesto molto particolare, dichiarando di voler ascoltare le loro voci e puntualizzando da subito che ognuna avrebbe potuto (dovuto) scrivere le propire impressioni positive o negative sul prodotto in questione in maniera libera e trasparente.

Io il prodotto non ho ancora avuto modo di provarlo, l’evento però mi ha colpita… e non poco. (Le FOTO)

CRONACA DELL’INCONTRO

24 novembre, appuntmento h. 14.00 presso l’albergo Nhow a Milano. Sarà presente Ben Cooke, hair stylist londinese e testimonial del marchio.

Parto alla volta di quella che, sono certa, sarà la solita conferenza stampa in grande stile, tipica delle multinazionali.

Arrivo al quarto piano dell’albergo pronta a esibire l’espressione seria di circostanza e, senza rendermene conto, mi ritrovo in un salotto luminoso e colorato che tutto sembra fuorchè una sala stampa. Avrò sbagliato piano? No, impossibile, confezioni brillanti di shampoo e balsamo troneggiano sui tavoli bianchi di Eero Saarinen e il mio nome sembra essere sulla lista.

Le invitate sono tutte blogger, tutte incuriosite da questa ambientazione fuori dal comune. Non credo di sbagliarmi se dico che, inizialmente, eravamo tutte un po’ sospettose: questo attegiamento “giovane e friendly” aveva l’aria un po’ artefatta.

Per creare intimità ci vogliono un ambiente accogliente, volti sorridenti, una prossemica che ispiri apertura e fiducia e poi… il cerchio. Il cerchio? Sì, siamo state invitate a sederci in cerchio, a ricreare un’atmosfera da salotto, gli sguardi rivolti all’ospite d’onore Ben Cooke, bello da vedere e naturale nei modi.

Strategia: spesso ciò che appare più semplice e informale è frutto di ragionamenti, calcoli e dinamiche incredibilmente complesse. Sono stata a lungo sul chi va là

A differenza degli incotri più “classici”, qui le domande sono sgorgate a fiumi. Domande di ogni tipo, domande relative agli obiettivi dell’azienda, domande più tecniche legate alle composizione del prodotto, domande personali “Ho i capelli crespi, indomabili, ogni giorno è una sfida…”(sfido qualunque donna a non avere un rapporto morboso con i propri capelli). Ogni domanda ha ottenuto risposta e più passava il tempo più il cerchio sembrava restringersi, più il contatto diventava diretto.

Fortuna che i post devono essere brevi ;) Taglio corto: sono uscita dal Nhow con un quaderno pieno di appunti frutto di una conferenza stampa professionale ed esaustiva, un reportage fotografico vivo e pieno di colori e la sensazione di aver partecipato a un evento innovativo molto ben riuscito.

Un sorriso,

m.

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WOMMI e l’Etica del WOM

21 November 2009 · Leave a Comment

ANTEFATTO:

Quando la sera per colpa di – o grazie a – un’ottima cena, un vino all’altezza e un bel po’ di risate fai tardi e la mattina dopo vedi che le risate (sì, solo le risate, Michi, certo…) hanno tracciato sul tuo volto linee dure a morire, tutto vorresti fuorchè essere costretto ad affrontare il traffico milanese per recarti a un convegno/una presentazione/una riunione, insomma un luogo terribilmente popolato e solitamente un po’ troppo illuminato. Solo uno spiccato senso del dovere oppure un evento particolarmente atteso riescono a sconfiggere il demone dell’accidia.

FATTO:

Oggi, 20 novembre, all’interno di una bellissima sala riuonioni all’interno della sede di Banca Intesa decorata da 4 arazzi importanti e sobri al contempo e impreziosita da antiche colonne di pietra imponenti e discrete, (dai, ci stava questa descrizione un po’ romananzesca), WOMMI ha fatto la sua comparsa sulla scena. Se non sai di cosa sto parlando clicca sul link… li hanno inventati per questo, no ;)

RIFLESSIONE SUL FATTO:

Mi piace questo progetto, in particolare mi piace il codice etico dell’associazione e, nello specifico, il quarto punto:

4. Il word of mouth non può essere falsificato.

L’inganno, l’infiltration, la disonestà, lo shilling, e altri tentativi di manipolare i consumatori o la conversazione sono deplorevoli. I professionisti del marketing onesti non ricorrono a queste pratiche, non lo faranno, e se ci provano saranno smascherati.

I comportamenti scorretti saranno messi in evidenza dal pubblico e si ritorceranno in maniera letale contro chiunque li utilizzi.

Il resto lo trovate se cliccate sul link che sta più su :)

Una delle cose che più mi entusiasma della rete, specie nella sua evoluzione più attuale, è questo ritorno alle forme più arcaiche di relazione sociale.

Non c’è Santo che tenga, il web è veramente come la piazza del paese, qui se dici una fesseria, se cerchi di nascondere qualcosa o ti comporti in maniera scorretta, tutti lo vengono a sapere in un batter d’occhio.

Mi viene in mente una strofa di Bocca di Rosa di Fabrizio de Andrè:

“Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.”

CONCLUSIONE:

L’epoca della comunicazione aziendale lascia il posto all’era del Rinascimento della Conversazione e, quindi, ai marchi più coraggiosi e lungimiranti, ai marchi che hanno il coraggio di mettersi in gioco affrontando le sfide con determinazione e curiosità. (For women only: ma uomini così in giro ce ne sono ancora?)

Un sorriso,

m.

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Guardami dritto negli occhi

12 November 2009 · 2 Comments

giocattolo rotto

 

“Vestita d’oro e di bianco,

sporca di sangue e di sudore;

sai di dolcezza e dolore, Amore.

 

Con le labbra bagnate dal vino,

rosse d’ansia e di passione;

sai di solitudine e terrore, Amore.


Guardami, guardami dritto negli occhi,

buttali via quei dannati giocatoli rotti!”

(Fabrizio Dragoncelli)

 

Un sorriso,

m.

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Il tuo viaggio

22 October 2009 · 4 Comments

Essaouira

“Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.

Non dovresti conoscere la disperazione, seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?

Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall’inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d’autunno;

pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!”

(Emily Brontë)

Un sorriso,

m.

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Sull’importanza del dolore… (senza tragicità nè vittimismi)

18 October 2009 · 5 Comments

terzani

X:” Non sto bene…”Y:”Bè, ma prendi qualcosa.” X:”Non mi va di mandare giù qualcosa di chimico che mi farà anche bene da un lato ma poi mi spacca lo stomaco dall’altro.” Y:”Sì, vabbè, quindi che fai? Continui a stare male?” X:”Sì, se sto male ci sarà un motivo.. se ora prendo qualcosa, mi passano tutti i sintomi e poi mi dimentico di chiedermi perchè sto male… anche perchè solitamente c’è un motivo per cui si sta male.. le cose mica arrivano per caso.” Y: “Tu sei pazza!” X:”Sì, ma almeno sono consapevole.”

Discorso tra sordi? Forse… Discorso reale comunque, vissuto e sentito più d’una volta. E visto che quando si sotiene una tesi è buona regola comprovare con dati autorevoli il proprio pensiero, ho voglia di citare Tiziano Terzani, autore di “Un altro giro di giostra” il libro che in queste settimane si contende il mio comodino con alcuni racconti di Stefan Zweig.

A pagina 102 Terzani racconta:

“(…) eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e della straordinaria bellezza del suo contrario: il non dolore. Perchè in tutte le grandi tradizioni religiose il dolore è visto come una cosa naturale, come una parte della vita? C’è forse nel dolore un significato che ci sfugge? Che abbiamo dimenticato? Se anche ci fosse non vogliamo saperne. Siamo condizionati a pensare che il bene deve eliminare il male, che nel mondo deve regnare il positivo, e che l’esistenza non è l’armonia degli opposti. In questa visione non c’è posto nè per la morte, nè tanto meno per il dolore. La morte la neghiamo non pensandoci, togliendola dalla nostra quotidianità, relegandola, anche fisicamente, là dove è meno visibile. Col dolore abbiamo fatto anche di meglio: lo abbiamo sconfitto. Abbiamo trovato rimedi per ogni male (…) ingurgitiamo sempre più medicine e con ciò riduciamo la capacità del nostro corpo a produrre le sue.”

La scelta del tema mi sembra già piuttosto indicativa (e impegnativa)… eviterò quindi con cura di ingarbugliarmi ora in una filippica sull’importanza del fermarsi ad ascoltare sè stessi… non nego che questa scelta mi risulti piuttosto difficile.. ma.. come si dice da queste parti: ce la posso fare!

Un sorriso,

m.

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