Dell’Amore e di altri Demoni

Rubo il titolo di un romanzo di Garcia Marquez che ancora non ho letto per gridare un Amore e un Dolore insieme.

Forse ad alcuni sembrerà esagerato il ricorso a due termini così forti e profondi non appena scopriranno a chi è dedicato questo sfogo. Per certo so che altri, invece, sorrideranno sottovoce perchè mi conoscono e conoscono colei a cui il mio grido – neanche tanto soffocato – è dedicato.

Una premessa è d’obbligo: Lei sta bene, è viva e vegeta (e, si moromora, anche un po’ ingrassata) e trascorre le sue giornate in un luogo meraviglioso. Le fonti a tal proposito sono più che attendibili.

Ma mi manca. Mi manca da morire. Mi manca da far male.

Ecco svelato l’arcano. Sto parlando di Margot. Il piranha col pelo che per 6 anni è stata al mio fianco giorno e notte, nel bene e nel male, sotto le coperte e sul divano, al parco e sotto la scrivania.

Da 4 mesi conduco una vita nuova, complice un lavoro appassionante che come unico neo ha “l’obbligo di frequenza”.

Che fare? Chiedere il permesso di portarla con me in ufficio tutti i giorni? E se anche mi venisse accordato questo privilegio, cosa farebbe Lei? Come trascorrerebbe le sue giornate?

Dubbi sul fatto che se ne starebbe buona buona sotto la scrivania 8/10 ore al giorno non ce ne sono. Ma sarebbe Vita questa per Lei?

La risposta è NO.

Una creatura, cane o bambino che sia, ha il Diritto di correre, di giocare, di sfogare la propria energia, di liberare la propria creatività (quest’ultimo è un diritto che personalmente inserirei nella costituzione anche per gli adulti, ma questo è un altro discorso).

Sono fortunata, e lo è anche lei, i miei genitori l’hanno portata in Svizzera, in montagna. Non tutti i quadrupedi possono contare su una “soluzione di ripiego” così esclusiva.

Ecco perchè dovrei tenere la bocca chiusa ed essere felice e basta. Ma non ci riesco.

Sono umana. Sì, umana, perchè solo noi esseri umani siamo capaci – leggi, abbiamo la faccia tosta – di trattenere coattamente al nostro fianco chi amiamo solo per il nostro benessere, per il nostro piacere, per la nostra serenità.

L’egoismo è appannaggio della nostra specie.

Non parlo dell’egoismo sano, di quello che, crescendo, ci insegna a volerci bene e a non mettere sempre i desideri degli altri davanti ai nostri. Parlo dell’egoismo che nasce dalla paura di restare soli, quello nutrito dal nostro bisogno di possesso, quello che scaturisce dalla nostra indolenza innata.

Tornando ” a bomba” al titolo di questo post, il Demone travestito da Dolore a cui mi riferisco è quello provocato dalla sensazione  di Vuoto che mi assale la sera quando, rientrando in casa, il vociare del mondo si affievolisce e il silenzio assordante delle carezze, degli sguardi e de i suoni che non ritrovo, mi trafigge i timpani.

L’Amore che gli fa da contraltare è quello che provo il piranha di cui sopra. Per Amore, solo per Amore ho deciso di fare a meno di lei. Per il momento aggiungerei, detesto l’ipocrisia e non so quanto reggerò.

A ogni modo, per Amore ora Lei è felice e io un po’ meno, ma sapendola felice non posso che essere felice anch’io. E lo sono sul serio.

Ma, Dio, quanto fa male questa sera.

Passerà, mi dicono. A dire la verità, non ne sono mica tanto convinta. Ma cambia qualcosa? No. Quindi, basta arrovellarsi.

Un sorriso,

m.

Tema nuovo, Vite nuove

C’era una volta una ragazza che a ogni cambio di rotta della sua vita correva a tagliarsi i capelli, cortissimi.

Quella ragazza è cresciuta – dicono, lei non ci crede poi così tanto – e, se solo avesse trovato il tempo, in questi ultimi due mesi un buon motivo per correre dal suo amato parrucchiere l’avrebbe avuto eccome.

La sua vita, tutto d’un tratto, non solo ha cambiato rotta, è proprio partita per la tangente: un contratto a tempo indeterminato e una scrivania all’interno di un ufficio, dopo anni di libertà (o presunta tale) e vagabondaggio estremo, al limite del consentito.

Ma, si sa, i cambiamenti non arrivano mai uno alla volta.

L’architettura di un’esistenza solitamente subisce modifiche multiple, più o meno evidenti che, più o meno bruscamente, plasmano un nuovo genotipo esistenziale.

Di pari passo, a braccetto, anche il fenotipo muta e, a volte, si stravolge, dando vita a scenografie impensabili sino a un attimo prima.

Quindi, come da manuale, assieme al lavoro nuovo, la ragazza dai capelli corti – che non ha trovato ancora il tempo di tramutarsi nella ragazza dai capelli cortissimi – dalla vita ha ricevuto altri due scossoni tutt’altro che irrilevanti.

Il primo riguarda la sua salute.

Senza scendere nei particolari, la fanciulla di cui vi parlo, ha scoperto che per secoli si era nutrita in modo sbagliato, per anni si era intossicata senza saperlo.

Anni bui, in cui il suo costante e profondo malessere dai medici era sempre stato associato a stress, ansia, depressione, mentre il suo corpo, testardo più di un mulo, tentava  in tutti i modi di farle capire che in realtà la falla si trovava altrove, certo non nella sua testa, sotto quei capelli corti.

A tal proposito, se questa sera vi ritrovaste a passeggiare sui tetti di Milano, potreste addirittura vederla intenta a seppellire il Buio all’ombra del mirto che cresce sul suo piccolo terrazzo.

Sì, erano due gli scossoni. Il primo aveva il sapore dolceamaro della vita che vince il buio e la paura.

Il secondo è Vita e basta.

Una vita nuova che scalpita e scalcia nel ventre di un’Amica che in quest’ultimo decennio per la ragazza coi capelli corti (a tratti cortissimi) è stata una sorella, una madre, una figlia, una compagna d’avventure, una guida, uno specchio trasparente e sincero, spesso difficile da affrontare perchè troppo diretto e feroce, ma sempre puro.

L’amore per queste due creature fuse, ancora per poche ore, in un unico essere vivente, scatenano emozioni difficili, praticamente impossibili da tradurre in parole, fatti, gesti.

Ancor più difficile è trovare un parrucchiere a quest’ora e, quindi, così come cambia il mondo, cambia anche il modo di affrontare il cambiamento e, mentre la zazzera tira un respiro di sollievo all’idea di essere scampata alla ghigliottina, tutta questa stravolgente metamorfosi esistenziale non poteva che tradursi, in pieno spirito 2.0, in un nuovo tema di WordPress.

Un sorriso,

m.

Il destino è quel che, non c’è scampo più per me (o “Del destino dell’editoria)

Leggendo il titolo di questo post, qualcuno avrà sorriso al ricordo del dottor Frankenstin che si rotola nel letto dopo essere stato costretto dagli eventi (nello specifico, dal signor Rosenthal) a guardare in faccia la realtà.

Tema ostico il Destino, specie se sei convinto che la tua storia te la costruisci tu stesso, attraverso le scelte che fai o quelle che decidi di non fare.

Sto cazzeggiando – perdonami il francesisimo – mentalmente, avvolta in una morbida coperta, accoccolata sul divano, una sigaretta accesa e un bicchiere di vino poco lontano.

Sto cazzeggiando perchè sono mesi che non scrivo una riga e ne avverto giorno dopo giorno una necessità crescente, un bisogno impellente, quasi fisico [Togli il "fisico"].

La prima regola dello scrivere dovrebbe essere quella di avere qualcosa di sensato da dire, qual…

BLACK OUT

Col mac non mi succedva mai, col pc ogni due per tre per errore seleziono senza accorgermene una parte di testo, poi ricomincio a scrivere e tutto scompare. Segue una lista di improperi difficile da buttare nero su bianco.

Nel pezzo che si è dissolto nell’etere facevo riferimento alla carta, tema ostico dicevo (quasi quanto il Destino). Stavo paragonando il blog a un quaderno e accennavo en passant al mio nuovo lavoro nel mondo dell’editoria.

Libri vs ebook. Librerie vs store online e chi più ne ha più ne metta. Insomma, tema complesso che non mi sentivo di affrontare. Non oggi.

Come faccio ora a riordinare tutti i pezzi?

Ci provo, a discapito della poetica e a favore della sintesi.

Non avevo idea di cosa scrivere, ero partita dal presupposto che affrontare ora il cambiamento radicale che sta attraversando il mondo dei libri mi sembrava prematuro.

Indi per quindi, ho digitato nella finestrella della ricerca in alto a destra sul pc la frase:

alla fine di ogni preghiera, contava una vertebra della mia schiena.”

Amo questa canzone di De André, e l’immagine contenuta in questo verso ogni volta – e in qualsiasi circostanza – mi fa accapponare la pelle.

Bene, a domanda google risponde, e al secondo posto della serp compare il blog di un ragazzo che ho incontrato alcune settimane fa per lavoro. Un giovane studente   che da qualche tempo lavora con un’importante casa editrice (“L’eleganza del riccio” ti dice qualcosa?), e che sta testando sul campo – e, lasciami dire, con successo – l’impatto dell’ utilizzo della rete e dei social media nel mondo del libro.

Insomma, aprendo il computer avevo scelto, e sottolineo scelto, di aspettare ancora prima di chiedermi ad alta voce quale sarà – realmente – il futuro dell’editoria in Italia, ma il Destino ci ha messo lo zampino. E l’ha fatto senza girarci troppo intorno.

Fortuna che “s’è fatta ‘na certa” e con la scusa di una cena posso fuggire al compito che il signor Rosenthal avrebbe voluto affibiarmi.

Mi serve ancora un po’ di tempo, devo far decantare pensieri ed emozioni prima di affrontare la questione di petto.

So anche che queste riflessioni danno frutti solo se condivise con altri, quindi sono qui a chiederti di darmi una mano per dare inizio alle danze.

Sono seria.

Ho bisogno di aiuto, di consigli, di pareri, di speranze, di realismo… di sogni.

Un sorriso,

m.

La cotogna di Istambul

“…è un romanzo d’amore” “oh mio dio, no ti prego, che palle…”

Ma si sa, il destino ci mette spesso lo zampino, e così, alcune settimane fa, a 1.500 metri sopra il livello del mare, in un paesino di 300 anime, una notte mentre  fuori l’assenza della luna lasciava alle stelle l’intera volta celeste per illuminare a giorno il paesaggio [son trent'anni che vedo questa scena e ogni volta rimango a bocca aperta col naso in sù col rischio, tutt'altro che recondito, di regalarmi una dose di torcicollo], mi sono ritrovata vis-à-vis con il libro il cui titolo ho rubato per dare un nome a quest post.

Sono mesi che non scrivo qualcosa che superi le tre righe, ho scelto quindi di adottare un approccio soft, citando un passaggio [SPOILER - pay attention!] di questo romanzo che,  inutile dirlo, mi ha conquistata per il suo essere oltre che bello, diverso – e mi riferisco in particolare allo stile – da qualsiasi altro libro letto in precedenza.

E a proposito dello stile, scrive l’autore Paolo Rumiz, nell’introduzione:

A questo scopo, io che l’ho ascoltato [Max, il protagonista di questa storia n.d.r.] /  per farvi provare lo stesso brivido /  le parole cercherò di usare / e riprodurre la sua cadenza, / così che la scrittura “miserabile” / somigli almeno un po’ a quella voce.”

E proprio questa cadenza, queste parole che sono quasi musica, mi hanno rapita e portata in altro luogo e in un altro tempo.

Del resto, non so voi, ma io questo chiedo a un racconto, di fare di me ciò che vuole, di portarmi lontano a visitare altri mondi.

Ecco, alla fine ho scritto molto più di tre righe, e pensare che volevo semplicemente riportare un passaggio che racconta una notte d’amore, o forse in realtà si tratta di una scena di sesso.

Sì, ripensandoci è una meravigliosa scena di sesso…

La spogliò con lentezza e precisione,

un pò alla volta e senza fretta alcuna,

attento alle corde dello strumento

che in quell’attimo aveva tra le mani,

poi con calma scavò dentro di lei

e come un falegname con la pialla

con grande forza e leggerezza assieme

fece volare trucioli di legno

da una parte all’altra della stanza

finché l’opera sua non fu compiuta.

Se li avesse spiati quella notte,

la sua amica dell’anima Charlotte,

cinica di buonsenso straordinario,

avrebbe detto che quella era davvero

“una vittoria della competenza

sull’ansia moderna da prestazione.”

 

Un sorriso,

m.

 

P.S. Una nota di servizio: se mai ti saltasse in mente di seguire il mio consiglio e leggere questo romanzo, leggi prima di tutto la cronologia riportata in fondo al testo.

Bespoken o “Del duro mestiere del Sarto”

[foto di Giancarlo Malandra]

Uno dei poteri indiscussi del viaggio, si sa, è quello di cambiare chi lo intraprende. Difficile andare alla scoperta di mondi sconosciuti senza che qualcosa dentro di noi cambi forma, senza che muti la percezione che abbiamo del mondo e di noi stessi.

Io da un viaggio sono appena tornata e la sola certezza che ho in questo momento è che è troppo presto per raccontarlo a dovere, tuttavia, una breve riflessione a caldo è custodita qui.

Come chiusa della breve riflessione ho utilizzato le seguenti parole:

Gaber cantava: “Io non mi sento italiano, ma per fortuna e purtroppo lo sono.” Io oggi canticchio: “Io mi sento italiana e sono felice di non essere fuggita all’estero a cercare fortuna e dignità, perché oggi sento che posso trovarle qua.” Ok, forse la rima me la sarei potuta risparmiare, ma a quello che ho scritto ci credo sul serio.

Oggi un Amico mi ha confidato la sua voglia di partire, il suo desiderio di scappare da questo Paese che sta andando a rotoli. Ha paura – come forse è giusto che sia – qui ha un lavoro stabile, delle relazioni, la famiglia. Andare all’estero rappresenterebbe un’incognita, un salto nel buio ma, allo stesso tempo, la possibilità di reinventarsi, di dedicarsi anima e corpo alle proprie passioni.

Due cose mi sono permessa di dirgli:

1 – se avverti il desiderio di fare un’esperienza importante, di metterti in gioco, buttati, se non lo fai adesso non lo farai mai più. “Sì, ma io detesto i fallimenti, se va male poi cosa faccio?” “Se non ci provi non lo saprai mai e ti ritroverai tra dieci anni a chiederti cosa ne sarebbe stato della tua vita se…” ho risposto. [e di frustrati è già pieno il mondo, aggiungerei]

2 – se vuoi solamente scappare dalla tua vita [e quindi un po' da te stesso] non fare cretinate e cambia la tua vita stando qui.

Terminato il nostro breve incontro gli ho inviato la “breve riflessione” di cui sopra e lui mi ha domandato se la chiusa non l’avessi aggiunta all’ultimo secondo dopo la nostra chiacchierata.

Ho sorriso e tra me e me ho pensato che il viaggio da cui sono tornata mi ha cambiata, ma questa volta non ha stravolto le mie certezze e le mie inclinazioni, anzi, per una volta un viaggio mi è servito a rafforzare un sentimento che già albergava nel mio cuore da tempo [ripenso al post su Milano di molti mesi fa] e che ora è più radicato che mai.

Io questo paese che va a rotoli non lo voglio abbandonare. Al contempo, non mi permetto di giudicare chi sceglie di partire.

Qui, per rilanciare l’Italia, per “svegliarla!”, ci vuole gente che crede fino in fondo, dei meravigliosi pazzi visionari capaci di vedere ciò che di buono nasce e cresce in questo confuso e martoriato Belpaese.

Sono necessari dei fantastici matti come Riccardo Luna, servono i giovani e le donne e chi più ne ha più ne metta. A questo proposito mi permetto un breve excursus e lascio la parola a Erri De Luca, sentite qui.

Tutta questa infinita e contorta riflessione per arrivare dove? 

A mio modestissimo parere, la vita è fatta di scelte; scegliamo di fare una cosa e di non farne un’altra. Non è mai merito o colpa degli altri. Se una situazione ci sta stretta o qualcuno ci fa soffrire [apro parentesi: non parlo né di violenza né di malattie ovviamente; chiudo parentesi] sta a noi uscire da questa situazione e costruirci nuovi scenari in cui muoverci senza che l’aria ci venga a mancare.

Sto semplificando all’inverosimile perchè mi conosco e potrei andare avanti per ore, ma – e anche questo è un regalo di oggi – qualcuno questa mattina mi ha ricordato che la semplicità e la chiarezza sono cose preziose – e molto rare – di questi tempi.

Non ci resta, quindi, che imparare a diventare bravi sarti, dobbiamo acquisire l’abilità di cucirci ogni giorno addosso il nostro abito, quello che meglio ci sta e che più belli ai nostri, bada bene “ai nostri”, occhi ci fa apparire.

Un sorriso,

m.

Ho tradito il mio blog

…ma solo per un breve periodo. Lo giuro.

Fino alla fine del mese sarò in giro per l’Italia a portare il wifi nelle piazze dei comuni, ho le prove (!), è tutto scritto qui in questo blog: “Sveglia Italia!”

Il blog è una specie di diario di bordo e per chi ha il neurone appesantito e leggere gli costa fatica, Rafael e io ci siamo anche premurati di realizzare dei video, che vengono pubblicati ogni giorno su Wired TV.

Quello sulla città di Catania è uno dei miei preferiti. Sarà che la Pescheria mi piace da impazzire.

In questa avventura piena di tutto, di persone, di posti, di chilometri, di emozioni, l’unica cosa che manca è il tempo.

Questo viaggio mi lascia con una sensazione di fame perenne. Vedo posti e non posso fermarmi, incontro persone e non posso conoscerle. Dovrei gettare delle briciole in tutti questi luoghi dove ho solo il tempo di gettare uno sguardo fugace e un attimo dopo sono costretta a correre via.

C’aggià fa, mi toccherà ritornare un giorno. Mi toccherà ritornare in ognuno di questi luoghi avendo in valigia un scorta di tempo sufficiente per andare a fino in fondo.

Un sorriso,

m.

p.s. Mi sa che al posto delle briciole, sarebbe meglio usare dei sassolini… mi sa.

 

Chiomette perfette [post for men only]

Ebbene sì, di questo stiamo parlando: della Preziosa e, soprattutto, della sua acconciatura.

Questa sera, dopo un’intesa giornata “lost in tranlsation” è arrivato il momento di condividere una chicca che La riguarda, una piccola perla dedicata, però, all’universo maschile.

Antefatto:

Wilkinson gira la nuova campagna pubblicitaria per i suoi rasoi “rosa”, quelli dedicati alle signore. Dopo il successo ottenuto lo scorso anno online con la campagna “Rasa il pratino” alla stregua del Leitmotiv “Foresta selvaggia? Basta!“, il 2011 vede l’ingresso di Jean Paul Baffettì, esperto di look, che ha dedicato tutta la sua vita a Lei.

Risultato:

Un video dedicato agli uomini.

Parliamoci chiaro: noi – tutte – questa tortura la mettiamo in conto in primo luogo per loro.

Sì, sì, certo “lo faccio per me, per sentirmi in ordine”; “vado in piscina, per mettermi in costume mi tocca”.

Non nego che ci si senta meglio dopo un trattamento invasivo per sentirci più donne e meno primati, tuttavia, uno dei motivi principali per cui ci infliggiamo questa pena, resta sempre e comunque uno: piacere al nostro partner.

Da qui la mi proposta a Jean-Paul di parlare ai diretti interessati, di lanciare un appello al mondo maschile.

Eccovi il risultato:

Un sorriso,

m.

Green Geek Rocks

Il tempo per scrivere in questi giorni è pochissimo, troppi impegni, troppi appuntamenti, troppi progetti da elaborare.

In tutto questo caleidoscopico delirio non posso, però, esimermi dal cacciare un urlo: Green Geek Rocks!


Sono tanti mesi che collaboro con questi meravigliosi pazzi furiosi e ogni giorno salta fuori un progetto nuovo.

Dura star dietro alla “Banda dell’Ortica”, ma ormai credo che non potrei più vivere senza i loro sorrisi, i loro cervelli, le telefonate, le mail, i documenti condivisi sui quali mettiamo mano tutti insieme, lasciandoci commenti scemi tra le righe mentre sistemiamo una presentazione o correggiamo un comunicato stampa.

Un paio di novità le posso già raccontare, come per esempio la neo nata applicazione Wired Wi-Fi per Android sviluppata dai Green Geek in collaborazione con Wired e Peugeot, di cui potete leggere tutti i particolari qui.

La clessidra accanto al Mac non mi da tregua, quindi mi tocca sintetizzare sino all’estremo [un dramma per la sottoscritta!]

Dopodomani, giovedì 21 aprile 2011, i Green Geek organizzano l’evento La città di Domani, Oggi: L’appello Green dei Geek!una serata a porte aperte, per discutere tutti insieme di quelle soluzioni che possono rendere più vivibile una città, ed è aperto a tutti coloro che avranno voglia di proporre le proprie idee, di raccontare esperienze, di lanciare iniziative e proposte al fine di rendere le nostre città più vicine alle persone stesse: più umane, più sostenibili, più vive.

Sul sito dei Green Geek ci sono tutte le info pratiche.

Piccola anticipazione: dalle 21.00 in poi sarà dei nostri anche il candidato Sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Detto questo, in cantiere tra le mille novità, ce n’è una legata a doppio filo con il progetto “150 antenne per 150 comuni”, ma questo progetto rimarrà un segreto ancora per un po’… indi, stay tuned!

Un sorriso,

m.

Il vento è tornato a Milano

A Milano, in questi giorni, è tornato il vento.

Oggi al sole stavi in maniche corte… all’ombra no, all’ombra il vento si faceva sentire e, a tratti, tremavi di freddo. Copriti la gola, altrimenti domani piangi.

Il vento a Milano è cosa rara.

Oggi, camminando per le vie della città, con gli occhi e i polmoni spalancati, l’ho divorato avidamente.

Ora, al caldo, ripenso alle parole che sono sgorgate solo alcuni mesi fa, a migliaia di chilometri da qui, una notte, mentre il vento faceva vibrare il mondo intorno a me:

[Punta Cana | 29 dicembre 2010 | h. 00.45]

punta cana | sunrise

“Difendo la mia città in qualunque occasione. Mi batto con tutte le armi che ho a disposizione per salvaguardare il suo onore, la sua reputazione.

Milano, la città dai mille difetti. Milano, la città dai mille pregi. Milano dalle mille sfaccettature.

Milano, Milano e basta.

Una cosa, però, a Milano manca per certo, ma non è colpa sua.

A Milano manca il Vento.

Il vento a Milano soffia seriamente 4, forse 5, volte all’anno e in quei giorni la città si rilpulisce.

Il vento lava via, scrosta, depura.

Sono brutte le parole che ho scelto? Forse, eppure il vento a Milano, quando fa capolino, questo fa: deterge.

Un misto tra una donna delle pulizie e un’estetista.

Un toccasana, insomma.

Il vento non lo puoi guardare, non lo puoi toccare, non lo puoi annusare… il vento lo senti e basta.

Non c’è modo di fermarlo.

Ti scompiglia, ti spettina, ti agita, ti accarezza, ti prende in giro, ti respinge, ti guida.

Il vento è muto, eppure sa tradurre il mondo in suoni ed emozioni.

E’ potente il vento.

Duro e Dolce. Distruttore e Creatore.

Il vento amplifica i suoni e li sopprime.

Ti accarezza e ti schiaffeggia.

Ti guida e ti confonde.

Raduna gli oggetti e li disperde.

Ghiaccia i fiumi e scioglie i mari .

Il vento alimenta un incendio e smorza una fiamma.

Il vento è un controsenso, il vento e una cosa e il suo contrario.

E’ così drammaticamente umano il vento.”

Un sorriso,

m.