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“Ciascuno vede ciò che si porta nel cuore.” Johann Wolfgang Goethe

Ventiquattro ore fa, sono uscita da una scatola nera con il cuore in gola e un fiume di lacrime che non riuscivo ad arrestare.

Un’ora prima – venticinque ore fa – in quella scatola nera ci sono entrata per affrontare una paura che mi ha stretto la gola per tutta la vita.

Ventiquattro ore fa, una mano ha preso la mia e mi ha riportata nel mio mondo, un mondo scolpito nella luce.

Un ora prima – venticinque ore fa – quella stessa mano mi ha portata in quella scatola nera che, a tutti gli effetti, altro non era che un teatro.

 

Ognuno con il buio – come con tutte le cose – ha il suo proprio personalissimo rapporto. Io del buio avevo più che paura, io il buio lo temevo come si teme la morte. Nella mia mente il buio è stato, per una vita, sinonimo di morte. Dopo il buio più niente. Nel buio mi mancava il fiato. Nel buio non potevo che perdere tutto.

Dal buio, ne ero certa, non ci sarebbe stato ritorno.

Ventiquattro – o venticinque – ore dopo, sorrido all’idea che dal buio ho fatto ritorno. Un ritorno col botto, se così si può dire. Sì, perché non solo sono sopravvissuta a uno spettacolo teatrale di 50 minuti nel buio più assoluto, la sorpresa più grande è ciò che da ventiquattro ore – o venticinque – mi porto nel cuore.

Ho provato a buttare giù “due righe” sulle emozioni che questa esperienza mi ha donato. Bene, le “due righe” sono diventate mille parole. Mille parole sensate solo per me. Sono certa che in quella scatola nera ognuno ha provato o proverà delle sensazioni che sono solo sue. Poco senso avrebbe, dunque, tediarvi con ciò che ho provato io lì dentro e fuori da lì.

Un solo pensiero vorrei condividere e si rifà alla frase di Goethe “Ciascuno vede ciò che si porta nel cuore.”

Ecco, io per anni, nel buio, ho visto e intravisto cose terribili. Anni, tanti, in cui non ho avuto il coraggio di vivere “la mia vita secondo me”.

Da qualche tempo, ho scelto di provare a rendere felice prima me stessa degli altri. Egoismo? Non credo. Una vita spesa a fare ciò che gli altri si aspettano da noi (o, ancor peggio, ciò che noi crediamo che gli altri si aspettino da noi), è una vita in cui, sotto sotto, di energia pura da convogliare nelle relazioni non ce n’è. Pensiamo di dare, ma non diamo nulla.

Da qualche tempo, ho scelto di “dare” prima a me. Per rendermi felice. Per immagazzinare ogni giorno – grazie alle mie scelte, ai rapporti con gli altri, al lavoro e alle motivazioni che mi spingono nel mondo ogni mattina – energia nuova e, soprattutto, scevra da contaminazioni culturali senza fondamenta e senza senso che, alla fine dei giochi, di fertile ha ben poco.

Forse è proprio per questo che ho trovato il coraggio, dopo anni, di accettare l’invito di Alessandro ad assistere a questo spettacolo.

E, senza “forse”, per la prima volta, ciò che ho visto nel mio cuore non mi ha fatto paura.

Un sorriso,

M.

 

 

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