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Questa mattina mi sono svegliata pensando a tre ragazze che per la prima volta nella loro vita insieme si sono trovate a trascorre il fine settimana senza un Pezzo, senza una parte (immensa) della loro vita.

Il fine settimana, spesso, è l’unico momento in cui una famiglia (qualsiasi sia la sua composizione, tradizionale o meno) riesce a ritagliarsi qualcosa in più di un paio di ore la sera insieme. Il fine settimana è il momento della verità: due giorni di full immersion con chi – per scelta o meno – condivide la vita con te.

Questa sera, a conclusione di un fine settimana, anzi di una settimana che, a buon diritto, definirei piuttosto intensa, ho visto questo film

un uomo parte per un viaggio, spinto da un dolore grande, un dolore che inizialmente non vuole condividere. Un dolore che, nascosto nel suo cuore, si trasforma in un peso insostenibile. Un dolore che, una volta condiviso, si trasforma in Vita.

So bene di non aver scoperto l’acqua calda, tuttavia, sono giorni che mi arrovello sulla natura delle emozioni che ho provato martedì scorso ai funerali di Marco.

La mia cultura mi insegna a vivere il dolore in modo personale e intimo. Il dolore “messo in piazza” mi ha sempre messo a disagio, non sono mai riuscita a provare empatia con il dolore “istituzionale”…

eppure, martedì ho scoperto che il dolore condiviso in maniera sincera e profonda è il più grande omaggio che si possa fare alla Vita.

Grazie ragazze coraggiose.

Un sorriso,

m.

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