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il libro.

Ho troppe cose in testa e troppo poco tempo per far ordine ed esporle come si converrebbe, quindi mi limito a tossicchiare sulla pagina germi di riflessioni sparse.

Parto da lontano per poi tornare – sempre che non mi perda per strada – al punto di partenza, il libro.

Parto dalla rete, dalla virtualità immensa e sconfinata nella quale ci ritroviamo ogni giorno sempre più immersi. C’è chi ne decanta le virtù e chi la demonizza a prescindere.

Sarà mica che, come tutte le cose, anche la rete, o internet, o “l’internet” come diceva Livraghi, ha i suoi pregi e i suoi difetti? Sarà mica che è l’uso che ne facciamo, l’uso che scegliamo di farne, a determinarne il valore e il contenuto di senso?

Se oggi i ragazzini sanno cosa accade nel mondo ai loro coetanei è grazie alla rete, grazie ai social network, grazie ai blog e ai video postati online. A naso, non stupirebbe quindi immaginare che stia crescendo una generazione più attenta agli altri… folle ottimismo? Non credo.

“Il computer ti schiavizza, lavori anche da casa e nel fine settimana.” Ma questo mica lo decide il computer e nemmeno la rete. Lo decidi tu. Sei tu che scegli. Un po’ come vivere a Milano se Milano ti fa vomitare… ma questa è un’altra storia.

“I social network hanno isolato le persone.” Ma non diciamo fesserie. I social network non hanno poteri sovrannaturali.

Mi si perdoni l’apparente banalità della prossima affermazione: “in rete ci sono le persone”, e le persone sono sempre e comunque esseri viventi (a tratti pensanti), in carne e ossa. Lasciamo perdere in questa sede i pirla (scusate il francesismo) che si spacciano per qualcun’altro per i motivi più diversi.

E non mi si venga a dire che i pericoli maggiori si incontrano online. Se due sconosciuti si “parlano” attraverso un computer e poi si incontrano, nella maggior parte dei casi sanno già molto l’uno dell’altro e c’è un’ elevata probabilità che abbiano, se non delle amicizie, almeno delle conoscenze in comune.

Se invece una sera vai a ballare, bevi e ti avvinghi a uno sconosciuto che  ti offre anche un passaggio a casa (ubriaco pure lui), sei al sicuro perchè sei nel mondo reale, giusto?

 

Video killed the radio star. Previsione errata al 100%.

Internet is killing books. Baggianata a mio opinabile parere.

La capacità di scordare il passato a tratti assume dimensioni sconcertanti. Negli ultimi 150 anni il mondo ha subito trasformazioni incredibili… come diavolo ci si fa a stupire che accada ancora oggi?

Prendiamo la musica. Tolto il rammarico per i produttori di cd (parlo dell’oggetto fisico), cantanti e musicisti hanno trovato nuovi modi per stare a galla.

Notato quanta gente ha ricominciato ad andare ai concerti? Io ho appena speso 40 euro per andare a sentire Patti Smith e 30 per un CD non li avrei spesi, ho scaricato Banga da iTunes a un prezzo sostenibile. Sì, poi c’è la pirateria, ma i ladri ci sono anche nel mondo reale e poi non è questo il punto.

E i libri? Non ci credo, sono riuscita a non perdere il filo.

Il mondo dell’editoria è in crisi, l’ebook ucciderà la carta stampata, Amazon crocifigge le librerie.

Ne siamo proprio sicuri? Non è che le cose stanno semplicemente cambiando? Volendo essere onesti, bisogna ammettere che stanno cambiando anche con grande ritardo.

Ma calcolando che il cambiamento non si arresta, forse avrebbe senso soppesare i possibili scenari futuri, osservando e ascoltando (per strada e in rete) ciò che sta accadendo realmente.

Se la tecnologia è un ambiente abilitante, noi la possiamo usare per trarne beneficio. Ognuno il suo.

Se posso risparmiare i soldi per un CD e spenderne di più per andare a sentire un concerto e quindi fare un’esperienza “fisica”, posso anche pensare di leggere alcuni ebook sul mio reader e di concedermi una sosta in una libreria bella e accogliente, gestita da persone che conoscono bene ciò che vendono e lo fanno con passione, per acquistare un volume bello da leggere, da vedere e da toccare.

Un oggetto contenente uno scampolo di cultura da sorseggiare o trangugiare e poi sistemare sulla libreria (per inciso, le librerie si vendono benissimo in questo periodo di crisi, curioso, no?).

Forse quindi il libro di carta tornerà a essere un prodotto bello e di qualità, mentre i tascabili a poco prezzo stampati su carta orribile (un insulto per l’albero abbattuto a tale scopo), si tramuteranno – per magia – in pdf o affini.

C’è crisi. C’è grossa crisi. E quando c’è crisi si avverte il bisogno di stabilità, di persone e oggetti rassicuranti.

Il ragionamento fila, no?

 

Un sorriso,

m.

 

 

 

 

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