Home

Abito in me come dentro a un treno in corsa

Due anni fa ho acquistato un libro a Parigi, “Train de nuit pour Lisbonne” di Pascal Mercier.

Una volta, i libri che cominciavo li leggevo sino alla fine anche se, avanzando nella lettura, mi rendevo conto che quel tema, quello stile, quella storia non facevano per me.

Crescendo, sono diventata più dura con i libri: “non mi piaci. mi annoi. non mi interessi. sai che c’è? ti chiudo qui e amici come prima”.

Quando questo accade, è raro che torni sui miei passi. Tuttavia, è risaputo, le eccezioni ci sono e non sono poi tanto rare. Il libro di Mercier è rimasto nella nicchia accanto al letto per due anni. In silenzio. La sua presenza mi confortava. Non lo avevo amato, è vero, tuttavia mi ricordava un periodo felice, un periodo in continuo movimento tra Milano e Parigi, un lavoro importante che mi dava molte soddisfazioni… insomma, vederlo lì mi faceva bene.

Un paio di settimane fa, stufa di non avere il tempo di leggere e stufa ancor di più di avere sotto al naso solo saggi e manuali, mi sono soffermata a lungo davanti alla libreria. Di romanzi non letti non c’è certo penuria, eppure non riuscivo a trovare il libro giusto, quello che guardi la copertina e lo sai: “eccolo, è lui!”

Ok, cerco di farla breve. Tornando in camera mi è caduto l’occhio sul romanzo di Mercier e come se fosse la cosa più naturale del mondo, l’ho tolto dalla nicchia, ho soffiato via la polvere e mi sono nascosta sotto le coperte.

Due anni fa mi ero letteralmente “incartata” contro quelle pagine. Era come se le lettere del medico sulla cui storia indaga il protagonista non avessero niente da dirmi. Come se l’introspezione di Amadeu fossero sue personalissime – passatemi il termine – seghe mentali, parole e pensieri di un uomo incapace di trovare un senso e schiavo dei limiti che si era autoimposto per tutta la vita.

All’epoca forse mi sentivo così, o meglio: all’epoca vedevo solo i miei limiti, non riuscivo a godere appieno di ciò che la vita mi offriva… e questo, specie quando si ha tutto e si è felici, è una condanna che non auguro a nessuno.

In queste ultime due settimane invece, riprendendo in mano questo libro e lasciandomi trascinare dalle lettere di Amadeu – lettere mai spedite al padre, alla madre, alla moglie scomparsa prematuramente, al suo miglior amico, alla sua giovane amante – ho finalmente capito cosa volevano significare le sue parole.

Di frasi ne ho sottolineate molte. Quella del titolo è quella che mi ha colpita maggiormente. Del resto, i libri che amiamo sono quelli che hanno qualcosa da dirci.

Due anni fa i limiti che racconta questo rimanzo mi sembravano catene, oggi questi stessi limiti si sono tramutati in piccoli ostacoli che determinano riflessioni, cambi di rotta, prese di coscienza. Strumenti per affrontare ogni giorno la vita con la pretesa di esserne il protagnista.

Vinicio Capossela nel Ballo di San Vito confessa di non riuscire a stare fermo: “Questo è il male che mi porto da trent’anni addosso, fermo non so stare in nessun posto“.

Anch’io mi sento così, non so stare ferma, forse un giorno mi calmerò, forse no. Una cosa ora, però, la so per certo: mi piace abitare in me come dentro a un treno in corsa. Questo movimento costante mi rende serena. Se la vita è un fiume che scorre io voglio viverla così. Ogni giorno trovo un momento di pace, un momento in cui sedermi e riflettere e questo mi basta. Non voglio vivere di corsa, voglio semplicemente vivere spinta dalla curiosità costante di scoprire il mondo che mi circonda.

Secoli fa a Lisbona ci sono andata per un capodanno e, al posto di rientrare dopo 5 giorni come previsto con i miei compagni d’avventura, mi sono fermata in quell’affascinante città per diversi mesi. Anni dopo, in Malesia, ho fatto la stessa scelta, ho strappato il biglietto di ritorno e mi sono fermata sul Mar della Cina.

Tra pochi giorni scapperò di nuovo lontano. Come al solito ho in tasca il biglietto di ritorno. Questa volta, tuttavia, non mi appare come un limite, come una costrizione. Anzi.

In quest’anno ho costruito molto, ho gettato seriamente le basi per il mio futuro professionale. Il 2011 mi attende con una serie di sfide che al solo pensarci mi vengono i brividi. Ma è proprio questa sensazione che mi darà lo stimolo per tornare.

Vado e torno. Non mi fermo.

Un sorriso,

m.

p.s. fortuna che la rete chiede a voce alta contenuti brevi😉 Buon Anno!

4 thoughts on “J’habite dans moi comme dans un train qui roule

  1. se è vero che la rete impone brevità, credo che tra quei granelli di sabbia e qui romanzi e quei costumi ci sarebbe lo spazio per un nuovo romanzo che potrebbe venire alla luce. Questa volta tuo però.
    L’inizio è già bello e fatto: questo post che ora commento.

    Bhè credo che potrebbe diventare questo mio breve commento un indiscreto nuovo foglio da aggiungere in quella nicchia vicino al letto. Chissa’ se tra due anni ripartirà anche lui per la volta di un editore, o ancora una volta per la rete.

    Ti lascio in quella nicchia anche una indiscreta musica che casualmente sta accompagnando questa proposta.
    Forse anch’ella non ti piacerà… ora.

    Ciao e buone cose

  2. verso ovest, oltre oceano. vado a perdermi tra i granelli di sabbia all’ombra di una palma… con un’amica, un costume e moltissimi romanzi.
    un bacio tu!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...