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Quest’anno ho visto il sogno di un amico crollare come un castello di carte, ora sembra essere il turno di un altro.

Trententenni che forti di passione e, soprattutto, di esperienza, hanno scommesso tutto.

Giovani uomini che, dopo anni di gavetta, non si sono tirati indietro davanti al lavoro duro quando si è trattato di fare il grande salto, quando è giunto il momento di costruire la propria azienda, unico modo per esprimere sé stessi, assecondando la volontà di apportare una nota di etica, valore e colore a questo paese che – sono certa, contro la sua volontà – non è più culla, ma tarpatore di ali.

Non è giusto.

Non è giusto che chi si fa in 4, in 16, in 32 e mi fermo qui, non abbia speranze.

I giovani, quelli giovanissimi, quelli che possono, è vero, devono partire. Ma quelli come me, quelli che hanno avuto la fortuna di partire e hanno scelto di tornare [nel mio caso, non per passaporto, ma per amore di questa terra lunga e stretta immersa nel Meditteraneo ] hanno il dovere di battersi per non permettere che il nostro Paese diventi un paese “immergente”, un Paese costretto in ginocchio davanti a quelli che oggi sono Paesi “emersi” e, per loro fortuna, non più “emergenti”. [cit. Saverio Berlinzani @Blog Economy Day]

Un sorriso amaro,

m.

p.s. il titolo di questo post è un omaggio al nuovo libro di Aldo Cazzullo [non si tratta di marketta, sia ben chiaro!]

4 thoughts on “Viva l’Italia

  1. che bello leggervi. grazie.

    ho riletto molte volte i vostri commenti… è “coraggio” la parola che mi è rimasta maggiormente impressa. ce ne vuole tanto, è vero. ma il coraggio da solo non basta.

    coraggio, determinazione e un’insana dose di ottimismo… questo mix ha potenzialità esplosive.

    Dura alimentare ogni giorno questa “creatura di nitroglicerina”, eppure è proprio questo impegno a dare un senso al desiderio – per molti incomprensibile – di restare qui e gridare con orgoglio Viva l’Italia [e gli italiani!]

    un sorriso,
    m.

  2. Viva l’ Italia e soprattutto viva gli italiani.
    Che continuano a crederci, a sognare e a sperare in un futuro migliore.
    Chi ci prova, deve mettere in conto la possibilità di fallire.
    Chi non ci prova, ha invece la certezza, che non ci potrà mai riuscire.

    Un grande in bocca al lupo a chi ha questo coraggio!

    Un abbraccio,

    S.

  3. non è giusto, ma succede. E ti dico che è sempre successo e ti assicuro che succederà sempre.

    Ma il mio non è disfattismo: ogni generazione ricomincia da capo, e la precedente non vuole mollare… per paura della morte.

    I trentenni del ’68 che oggi non vogliono mollare e a volte lo fanno con dolo, sono diventati più forti perchè prima di loro molti dei trentenni del ’40 semplicemente non c’erano… sono morti in guerra.

    Comunque coraggio: fino a quando ci sarà un sorriso come il tuo in giro, le cose non possono che migliorare

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