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[suono del citifono]

“Sì, pronto? Chi è?”

“Buongiorno, sono il fiorista, famiglia Calabresi?”

“Sì… sì, sono io, le apro.”

“Piano?” “Ultimo”

[il fiorista? mica è il mio compleanno. mah.]

– Flash back –

La notte tra il 17 e il 18 settembre, rientrando dall’aperitivo #nodramas in vista della partenza di Cimny per la terra dei canguri, una macchina che ci viene incontro frena bruscamente per evitare di investire un cane terrorizzato che attraversa la strada. Passano pochi secondi e la creatura rischia per la seconda volta di essere investita.

Caccio un urlo e accosto. Il cane ha raggiunto il marciapiede opposto. Scendo e lo chiamo, niente da fare, coda tra le gambe e sguardo smarrito, la bestiola si dirige verso piazza Risorgimento (siamo in centro a Milano).

Risalgo in macchina e costeggio la piazza. Simone e Margot mi osservano perplessi. Mi fermo a un angolo e scendo a cercare il quadrupede. Dopo pochi metri la vedo (è una femmina), si è fermata accanto a un bar e osserva gli avventori seduti ai tavolini. Mi avvicino e chiedo se qualcuno conosce la creaturina tremante, nessuno sembra averla mai vista. Lascio il mio numero di telefono a mezzo mondo (per il valzer della privacy), la prendo in braccio e mi dirigo verso la macchina. Inutile che vi descriva l’espressione dei miei due compagni di viaggio. Una rapida visita al pronto soccorso veterinario di via Donatello conferma le mie paure: la ragazza non solo è sprovvista di targhetta e tatuaggio, ma non ha neppure il microchip.

L’innominata (detta anche Tarallo, dato che ne assume le sembianze ogni volta che si accoccola sulla coperta che in casa funge da cuccia di fortuna) trascorre le prime 24 ore sotto shock poi, lentamente, comincia a tranquillizzarsi e accetta di mangiare. Margot mi lascia senza parole: solitamente acida e scontrosa nei confronti dei suoi simili, si dimostra tollerante e, a tratti, quasi affettuosa con la nuova arrivata.

Nel frattempo mi metto in contatto con il canile, con l’enpa, con la lega per la difesa del cane. Invio foto segnaletica e dati a tutti i veterinari della zona e domenica mattina, passato il nubifragio che sabato ha allagato mezza città, appiccico volantini con la foto della piccola in tutta la zona.

Faccio in tempo a prendermi l’influenza (del resto quale momento migliore), ma non mi arrendo. Ieri mattina (martedì) chiamo nuovamente l’ASL e parlo con una signora che mi mette in contatto con il canile dell’ASL [scopro che accanto al canile comunale – quello costato 5 milioni di euro(!) – c’è anche il canile dell’ASL; io pensavo fossero la stessa cosa #misteri]. Un attimo dopo sto parlando con un’altra signora gentilissima alla quale racconto l’intera vicenda fornendole le caratteristiche dell’Innominata.

Trovata!

La propietaria ha segnalato la scomparsa all’ASL. Trattasi di una signora di Pordenone in visita a Milano per curare la sorella gravemente malata. Siamo quasi vicine di casa. La chiamo e ci diamo appuntamento a metà strada.

Si riconoscono da lontanto. La piccola alza la testa e le corre incontro. La signora abbassa lo sguardo e imbarazzata mi ringrazia dicendo: “Non è possibile piangere per un cane…

“Rosanna, piangere di gioia per aver ritrovato la compagna di una vita è la cosa più bella e giusta del mondo.”

L’innominata si chiama Lilla. Non indossa più il collarino rosso liso dal tempo. Ora è “vestita” di verde speranza e aiuterà nuovamente la sua padrona dai tristi occhi azzurri ad affrontare questo momento dannatamente difficile. Staranno entrambe più attente l’una al’altra d’ora in poi, lo sento.

[suono del citifono]

“Buongiorno, sono il fiorista, famiglia Calabresi?”

“Sì… sì, sono io, le apro.”

“Piano?” “Ultimo”

[il fiorista? mica è il mio compleanno. mah.]

Un sorriso,

m.

8 thoughts on “Buongiorno, sono il fiorista, famiglia Calabresi?

  1. :)! Questo accade quando hai a che fare con qualche signora pordenonese… e visto che ce ne sono tante con le sorelle a Pordenone chissà quali altri incontri ti toccheranno😉

  2. Mi spiegherò un giorno perché riesci tutte le volte a farmi commuovere… ovviamente sei unica!… oltre che la donna a cui tengo di più dopo la mamma, la zia e forse anche un pò la nonna:) ovvio!…

  3. Un tale una volta disse che la vita è come un sogno: siamo in grado di produrre quello che ci succede. Spesso siamo solo in grado di materializzare paure, dato che ciò che temiamo occupa gran parte dei tuoi pensieri. Questa storia secondo me è andata così solo e soltanto per la tua forte determinazione a farla andare così. Chiunque avrebbe mollato prima e molti non si sarebbero neppure fermati (me per primo, probabilmente). E’ una delle cose che mi piace molto di te.

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