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Ero piccola, molto piccola. Di sesso ancora non sapevo nulla, ma ricordo, come fosse ieri, un poster gigantesco contro l’HIV in centro a Lugano (forse non era poi tanto grande, ma io all’epoca ero poco più alta di un comodino…).

Non sapevo nulla di sesso, ma sapevo che quelle tre lettere (nel mio ricordo le affissioni in Svizzera parlavano di HIV non di AIDS) simboleggiavano qualcosa di tremendo, qualcosa di cui non si poteva parlare.

Probabilmente il mio ingresso nell’adolescenza ha coinciso con lo scemare delle campagne contro il “virus del sesso“, oppure la mia attenzione in quegli anni si è indirizzata altrove… non lo so e mai lo saprò, quindi non ha senso rimuginarci sopra.

Il punto è un altro: l’HIV (o AIDS o SIDA) nei discorsi a casa o con gli amici non è mai stato un ” hot topic” (per dovere di cronaca devo dire che una volta mia madre mi ha messo in guardia dai suoi rischi).

Ho sempre creduto di aver avuto la fortuna di essere cresciuta in un ambiente aperto, illuminato, attento. Eppure  quando ho visto la camapagna WOM against HIV, ideata da un amico fotografo, il mio cervello ha sussultato. In realtà è da tempo che il mio cervello bussa alla porta della mia parte razionale (la parte irrazionale – per fortuna – ha sempre tenuto a mente che il preservativo fosse cosa buona e giusta). A giugno traducendo una fiction per la TV francese (Sa raison d’etre) in occasione del festival del cinema gay di Milano, mi sono resa conto all’improvviso che il tema HIV è sempre rimasto un tabù.

D’un tratto mi sono ricordata che un pomeriggio piovoso di tanti anni fa, in seguito a un evento tutt’altro che piacevole, sono andata al Fatebenefratelli di Milano per sottopormi al test dell’AIDS. Ero sola. Sola da morire di paura. Non avevo avuto il coraggio di parlarne a nessuno. Sola e spaventata. E pioveva.

Il test dell’HIV è risultato negativo. Ho gioito. Da sola.

Vedere le foto di Anto mi ha fatto pensare e mi ha fatto sorridere. Mi ha fatto sorridere perchè mi ha “toccata” senza trasmettermi angoscia. Mi ha toccata perchè mi ha dato gli strumenti per giocare con il “sesso sicuro“. Sì, perchè giocare con le cose importanti è fondamentale per affrontarle con coraggio e intelligenza.

E visto che parliamo di giocare, lascio la parola a un’esperta (anzi, alle sue fotografie).

Un sorriso,

m.

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