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terzani

X:” Non sto bene…”Y:”Bè, ma prendi qualcosa.” X:”Non mi va di mandare giù qualcosa di chimico che mi farà anche bene da un lato ma poi mi spacca lo stomaco dall’altro.” Y:”Sì, vabbè, quindi che fai? Continui a stare male?” X:”Sì, se sto male ci sarà un motivo.. se ora prendo qualcosa, mi passano tutti i sintomi e poi mi dimentico di chiedermi perchè sto male… anche perchè solitamente c’è un motivo per cui si sta male.. le cose mica arrivano per caso.” Y: “Tu sei pazza!” X:”Sì, ma almeno sono consapevole.”

Discorso tra sordi? Forse… Discorso reale comunque, vissuto e sentito più d’una volta. E visto che quando si sotiene una tesi è buona regola comprovare con dati autorevoli il proprio pensiero, ho voglia di citare Tiziano Terzani, autore di “Un altro giro di giostra” il libro che in queste settimane si contende il mio comodino con alcuni racconti di Stefan Zweig.

A pagina 102 Terzani racconta:

“(…) eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e della straordinaria bellezza del suo contrario: il non dolore. Perchè in tutte le grandi tradizioni religiose il dolore è visto come una cosa naturale, come una parte della vita? C’è forse nel dolore un significato che ci sfugge? Che abbiamo dimenticato? Se anche ci fosse non vogliamo saperne. Siamo condizionati a pensare che il bene deve eliminare il male, che nel mondo deve regnare il positivo, e che l’esistenza non è l’armonia degli opposti. In questa visione non c’è posto nè per la morte, nè tanto meno per il dolore. La morte la neghiamo non pensandoci, togliendola dalla nostra quotidianità, relegandola, anche fisicamente, là dove è meno visibile. Col dolore abbiamo fatto anche di meglio: lo abbiamo sconfitto. Abbiamo trovato rimedi per ogni male (…) ingurgitiamo sempre più medicine e con ciò riduciamo la capacità del nostro corpo a produrre le sue.”

La scelta del tema mi sembra già piuttosto indicativa (e impegnativa)… eviterò quindi con cura di ingarbugliarmi ora in una filippica sull’importanza del fermarsi ad ascoltare sè stessi… non nego che questa scelta mi risulti piuttosto difficile.. ma.. come si dice da queste parti: ce la posso fare!

Un sorriso,

m.

5 thoughts on “Sull’importanza del dolore… (senza tragicità nè vittimismi)

  1. @Maurizo “Dal punto di vista del medico ( o professionista della salute) il dolore è un sintomo di uno squilibrio dello stato di salute e quindi da trattare insieme alle cause che lo generano.” Il problema a questo riguardo è che solitamente il medico ha fretta di rimuovere il sintomo e le cause vengono, sempre più frequentemente, relegate in secondo piano. Per fortuna esistono eccezioni (anche nella medicina tradizionale). Grazie per il tuo commento.

    @Schopenhauer ottima regola evitarlo (o imparare a farlo), tuttavia quando c’è è giusto fermarsi un attimo e capirne le orgini reali.
    La teoria della porta e del muro è ineccepibile😉

  2. Il dolore è vita, così come la gioia.

    Tenerselo gratis però, la ritengo una cosa un pò inutile.🙂

    Anche perchè nella nostra esistenza ci tocca

    nostro malgrado subirlo, fisicamente e

    psicologicamente, in tante occasioni in cui ci

    è impossibile eliminarlo con una pastiglia.

    Quindi.. quando invece lo si può evitare….😉

    Un bacio,

    S.

    p.s.

    credo che dove c’è una porta.. c’è sempre una maniglia.. e quando vedo una maniglia, io apro!!!
    altrimenti ci avrebbero fatto un muro no??😉

  3. Non tutto il dolore è necessario e molto dolore è assolutamente inutile e dannoso.
    Mi riferisco in particolare al dolore oncologico che per anni non è stato trattato adeguatamente in assenza di una “speranza di guarigione” e a causa di beceri pregiudizi pseudo-religiosi (es. il dolore aiuta a redimersi dai peccati).
    E’ tuttavia innegabile che la maggior parte del dolore è auto imposto o, quanto meno, frutto di una colpevole complicità con le forze disgregatrici presenti nel nostro essere….
    Il dolore non è in se nè buono nè cattivo; quello che cambia (come giustamente suggerisce Micaela) è l’esperienza soggettiva intimamente legata allo stato di coscenza individuale.
    Dal punto di vista del medico ( o professionista della salute) il dolore è un sintomo di uno squilibrio dello stato di salute e quindi da trattare insieme alle cause che lo generano.

  4. è talmente facile “raccontarsela”… è talmente semplice decidere di non vedere; e non mi riferisco solo al vedere gli orrori intorno a noi, penso anche al vedere realmente noi stessi, senza filtri… all’avere il coraggio di guardarsi allo specchio, senza l’indulgenza e senza sconti. Questo comunque non vuol dire smettere di sorridere.. anzi… (secondo me Pamuk ha perfettamente ragione quando sostiene che l’ottimsimo di superfiaciale non ha prprio niente).
    Terzani, messo alle strette dalla sua malattia, diventa lucido… incredibilmente lucido… senza però perdere le staffe e senzaq privarsi dell’ironia e dell’autorionia. La sua malattia diventa lo strumento per liberarsi dalle pesanti e inutili sovrastrutture di cui lui – come la maggior parte delle persone – per tutta la vita è stato schiavo. Il dramma – per assurdo – lo rende Libero.
    Chissà perchè solo nei momenti estremi quella microscopica scatola nera pensante nascosta nel nostro cervello si attiva e ci scuote sino al punto di avere il coraggio di rimescolare le carte, di dare nuovo ordine alle nostre priorità? Chissà perchè solo la Crisi ci rende Esseri Pensanti… mah…

    un sorriso
    m.

  5. Bello. Terzani è un autore che mi è sempre piaciuto, perché fa riscoprire le radici della cultura religiosa e dello spirito, quando invece siamo sempre più materialisti. La cultura del dolore è una cosa che è scomparsa da noi.

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