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Parlando...

Per la legge del contrapasso  questo post sulla Parola sembra essere destinato ad essere tra i più brevi di questo piccolo blog appena nato. Solo poche righe tratte da un libro che mi accompagna dal 20 aprile (ho il brutto vizio di marcare i miei libri, di riempirli di appunti, sottolienature e “orecchie” e, di conseguenza, spesso  nelle prime pagine è segnato il giorno in cui le  mie grinfie se ne impadroniscono) e che tra entusiasmo e sconforto ancora mi accompagna la notte.

Il libro in questione è “La nuova vita” di Orhan Pamuk:

Contrariamente a quanto pensano alcuni stupidi presuntuosi è meglio dire due parole che rimanere in silenzio. A cosa serve, di grazia, non aprire bocca e non dire una parola mentre la vita macina i nostri corpi e le nostre anime come un treno spietato che procede lentamente a destinazione?

Solo poche righe che fanno riflettere sul significato di dire ciò che si ha nella testa e nel cuore, piuttosto che permettere alle parole non dette di diventare creature mostruose che crescono a dismisura dentro al petto e divorano tutto ciò che rimane nascosto sotto alla pelle.

Liberare le parole per liberare sè stessi.

Parlare per non doversi mai rimproverare nulla.

Esprimere i propri sentimenti per non avere rimpianti.

Un sorriso,

m.

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