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funambola

Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.

Queste parole di Gandhi, che hanno fissa dimora da tempo nella mia mente, mi hanno fatto riflettere a lungo su quanto sia complicato giostrare la propria esistenza tra i due estremi “adesso” e “per sempre”.

La prima immagine che si è materializzata davanti ai miei occhi è stata quella di un funambolo, anzi quella di una funambola, poichè tendiamo – volente o nolente –  a riferire le cose che vediamo, sentiamo o leggiamo alla nostra esperienza personale.

Mi sono vista in bilico su una fune sottile, costantemente attratta verso il basso dalla forza di gravità e, allo stesso tempo, oscillante prima da un lato e poi dall’altro. Non è un’immagine che rispecchia alla perfezione l’esistenza umana?

Cos’è che determina una caduta, uno sbandamento, un cambio di direzione oppure il raggiungimento dell’altro capo della fune? Cosa ci guida al realizzazione dei nostri desideri o, al contrario, ci catapulta con violenza verso il basso? Cosa determina l’equilibrio o la sua mancanza?

La risposta a questa domanda me l’ha datta Philippe Petit, uno dei funamboli più celebri al mondo. Quello, per intenderci, che nel 1974 passeggiò allegramente sospeso nell’aria tra le Twin Towers di New York:

“…quello che faccio non ha nulla a che vedere con il corpo. Passione, intuizione, ricerca della perfezione, tenacia, amore per qualcosa: tutto questo è frutto della mente. Per camminare su una corda tesa si ha certamente bisogno del corpo, ma prima di tutto è necessario generare una sorpredente energia di solidità e di fede: bisogna credere. Quando sono sulla fune, quando, dopo aver afferrato la mia asta da equilibrista, sono pronto a partire, devo sapere in anticipo, prima di fare il primo passo, che arriverò dall’altra parte. Se non lo sapessi, fuggirei via perchè sarebbe terrificante. Questa è fede. Forse è una fede religiosa: di certo ha a che fare con la mente. La mia filosofia è di avere un’idea, un progetto, impegnare la mia mente in qualcosa e poi coinvolgere il corpo, tirandolo per una manica. Il corpo seguirà la mente. Certo, per fare le sue famose dodici piroette Baryshnikov ha bisogno di dodici anni di lavoro, ma è solo un dettaglio. La cosa importante è la mente.”

Un sorriso,

m.

5 thoughts on “Riflessioni di una funambola sul potere della mente

  1. Ciao Donna.. un pò troppo mente!… Una caduta ogni tanto ci fa solo che bene… anche perchè noi, ci possiamo rialzare😀
    Bacio
    (dalladonnacheavevadettochenon tiavrebbepiucommentato😉
    tvb
    DGio

  2. Siamo esseri umani, e in quanto tali, abbiamo i limiti che ci competono.

    Lo spazio & il tempo.. che si fondono, si mischiano e si separano rendendoci tutto più difficile.

    I momenti felici ci sembrano troppo corti; i giorni tristi paiono eterni..

    Oscilliamo, cadiamo, ci rialziamo, cambiamo direzione, definiamo un nuovo traguardo, che diventa costantemente un nuovo punto di partenza.

    Cerchiamo (pretendiamo) sempre qualcosa in più, da noi e dagli altri, a scapito del “momento”.

    Balliamo sul continuo spazio – temporale, dove le lettere ” n o w h e r e ” a volte diventano “Now Here” ed altre “Nowhere”.

    Ma una cosa sì; è certa..

    Se non crediamo noi, nella possibilità di raggiungere ogni nostro traguardo, di certo non potrà farlo nessun altro al nostro posto.

    E… e credo che questa sarà proprio un’ottima serata per scrivere.. già già..

    Grazie,🙂

    S.

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