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pomodori

Stewart Lee Allen nel suo libro “Nel gardino del Diavolo – Storia lussuriosa dei cibi proibiti” (Feltrinelli) sostiene – secondo me a ragione – che fare della mela il frutto proibito sia stata l’azione più inverosimile che la cristianità abbia potuto congegnare. Con tutta la sfilza di frutta esotica ammiccante, polposa e morbida che offre il pianeta, la mela gli è parsa una scelta piuttosto castigata, oltre che difficile da comprendere.

“Perciò, quando Colombo portò dalle Americhe un nuovo frutto particolarmente invitante, tutti giunsero alla conclusione più ovvia.

Oggi lo chiamiamo pomodoro, ma in gran parte dei paesi europei fu chiamato poma amoris o pomo dell’amore. Gli ungheresi, senza mezzi termini, lo battezzarono Paradice Appfel, o mela del Paradiso.

Il pomodoro aveva tutti i numeri per essere il frutto proibito: sfacciatamente rosso, traboccante di succhi allusivi e dal sapore elettrizzante. Era chiaramente un afrodisiaco.

Ma ciò che lo rendeva particolarmente temibile agli occhi degli europei era la sua somiglianza con un altro frutto, la mandragora, meglio noto come “pomo di Satana” o “pomo dell’amore”.

Era in pratica il frutto dell’Inferno ed era famoso per essere stato l’afrodisiaco usato da Lea per sedurre Giacobbe, come si legge nella Bibbia: “E’ con me che avrai una relazione perchè ti ho completamente assoldato con le mandragore di tuo figlio.”

Un sorriso,

m.

2 thoughts on “Paradice Appfel

  1. convengo sulle proprietà curative della passione…

    ma più che “frutto della passione” il Mangoustan lo definirei una perfetta “metafora” per alcuni esseri umani.

    quindi più che scalzare il pomodoro, li terrei entrambi (e aggiungerei una punta di mandragora)
    🙂

  2. Il frutto della passione?

    Avrebbero dovuto scegliere il Mangoustan.

    Una dura scorza fuori, tenero e morbido dentro.

    Un gusto dolce., ma con una punta di acidità..

    E come tutte le passioni, si dice abbia proprietà curative.

    Direi perfetto!😉

    S.

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