Il vento è tornato a Milano

A Milano, in questi giorni, è tornato il vento.

Oggi al sole stavi in maniche corte… all’ombra no, all’ombra il vento si faceva sentire e, a tratti, tremavi di freddo. Copriti la gola, altrimenti domani piangi.

Il vento a Milano è cosa rara.

Oggi, camminando per le vie della città, con gli occhi e i polmoni spalancati, l’ho divorato avidamente.

Ora, al caldo, ripenso alle parole che sono sgorgate solo alcuni mesi fa, a migliaia di chilometri da qui, una notte, mentre il vento faceva vibrare il mondo intorno a me:

[Punta Cana | 29 dicembre 2010 | h. 00.45]

punta cana | sunrise

“Difendo la mia città in qualunque occasione. Mi batto con tutte le armi che ho a disposizione per salvaguardare il suo onore, la sua reputazione.

Milano, la città dai mille difetti. Milano, la città dai mille pregi. Milano dalle mille sfaccettature.

Milano, Milano e basta.

Una cosa, però, a Milano manca per certo, ma non è colpa sua.

A Milano manca il Vento.

Il vento a Milano soffia seriamente 4, forse 5, volte all’anno e in quei giorni la città si rilpulisce.

Il vento lava via, scrosta, depura.

Sono brutte le parole che ho scelto? Forse, eppure il vento a Milano, quando fa capolino, questo fa: deterge.

Un misto tra una donna delle pulizie e un’estetista.

Un toccasana, insomma.

Il vento non lo puoi guardare, non lo puoi toccare, non lo puoi annusare… il vento lo senti e basta.

Non c’è modo di fermarlo.

Ti scompiglia, ti spettina, ti agita, ti accarezza, ti prende in giro, ti respinge, ti guida.

Il vento è muto, eppure sa tradurre il mondo in suoni ed emozioni.

E’ potente il vento.

Duro e Dolce. Distruttore e Creatore.

Il vento amplifica i suoni e li sopprime.

Ti accarezza e ti schiaffeggia.

Ti guida e ti confonde.

Raduna gli oggetti e li disperde.

Ghiaccia i fiumi e scioglie i mari .

Il vento alimenta un incendio e smorza una fiamma.

Il vento è un controsenso, il vento e una cosa e il suo contrario.

E’ così drammaticamente umano il vento.”

Un sorriso,

m.

A.A.A. Cervello in affitto [oppure no]

No, non ne sto cercando uno, mi basta il mio. Anzi, il mio mi avanza. Per questo vorrei darlo in affitto.

Non so cosa farmene, non so dove metterlo. In questo periodo, poi, abbiamo delle serissime difficoltà relazionali.

Dormisse almeno ogni tanto. Macché, pare che di notte si diverta ad andarsene in giro per conto suo.

Non scherzo, solo una manciata di ore fa, mentre il mio corpo giaceva inerte avvolto da una calda coperta di piume, quello screanzato – uno scricciolo di sì e no 1300 grammi – convinto forse di essere Lara Croft, sconfiggeva ragni dalle dimensioni mostruose e, un attimo dopo, giocava innocente accanto al ricordo di un cugino ancora bambino.

Non mi fraintendere, gli voglio bene, ma è un’inarrestabile fucina di guai. La mattina, per colpa sua, mi sveglio stremata.

A rigor di logica, di giorno – mentre io cerco di condurre una vita normale – Lui si dovrebbe riposare… quantomeno ti aspetti che si queti.

Illusa.

E’ furbo Lui. Se di notte si sfianca rincorrendo ragni, di giorno recupera energie standosene seduto sul divano. Il problema è che se se ne stesse seduto sul divano a leggere una raccolta di favole, io vivrei tranquilla (forse).

No, lui se ne sta sul divano e riflette.

Ma che ti rifletti? Ascolta, devo fare un piano editoriale, finire la traduzione di un lungometraggio, scrivere un comunicato stampa e mandare un preventivo. Gentilmente, potresti sederti qui accanto a me e darmi una mano?

Arrivo… arrivo, non mi mettere ansia. Mi risponde scocciato.

Furbo come una faina, si alza, mi si avvicina e per 5 minuti mi instilla qualche idea brillante, mi fornisce un paio di informazioni importanti, e mentre io, meccanicamente, porto avanti il mio lavoro senza curarmi della sua presenza, Lui se ne torna quatto quatto sul divano, si accende una sigaretta e riparte con in suoi ragionamenti.

Per vivere serena dovrei stare alla larga da qualsiasi stimolo intellettuale.

Il problema è che Lui è una spugna. Assorbe input alla velocità della luce. Ogni libro che leggo, ogni argomento interessante che approfondisco per lui diventa una palestra dove esercitarsi sino allo sfinimento… mio, non suo.

Sì, perchè il problema è che se io sottopongo il mio corpo a stress, Lui non si stanca, anzi al massimo si rilassa un pochino, mentre, se a fare jogging è Lui, io ne esco con le ossa rotte.

Siamo in guerra, è ufficiale.

Alcune settimane fa mi hanno chiesto: “Non scrivi spesso sul tuo blog, perchè?”, ho risposto: “Scrivo solo quando penso di avere qualcosa di sensato da dire”.

Di conseguenza, c’è un motivo anche per questo post. Anzi, questa volta c’è un Motivo con la M maiuscola.

Non scherzavo quando poche righe fa ho scritto “Siamo in guerra” e, vista la serietà della situazione, devo armarmi fino ai denti: io questa guerra la voglio vincere!

Voglio vincerla contro quella parte di Lui che si beffa di me, osservandomi dal divano con la sigaretta all’angolo della bocca. Quella parte di Lui che mi tortura giorno e notte senza tregua, quella parte maledetta che vuole costringermi a condurre una vita “normale”, godendo nel vedermi annaspare mentre boccheggio alla ricerca di ossigeno.

Sì, perchè, ho omesso fino a qui un particolare importante: c’è una parte di Lui che amo follemente, quella parte, che vive nell’ombra, e che fa di me quello che sono realmente.

Il problema è che questo lato di Lui si esprime raramente, per la precisione solo in alcuni momenti: quando scrivo, quando scatto e quando mi  perdo giocando con un cane, con un gatto, con un cavallo, con il mare o con il vento…

Un sorriso,

m.

Diario di viaggio | Atto Primo

Punta Cana | 27 dicembre 2010 | 23.30 ca.

Dopo un^intera giornata in viaggio, abbiamo toccato suolo domenicano intorno alle 19 ora locale. Un veloce sguardo sulla pista ci fa sobbalzare.

Piove!

Scendiamo dal 777 Air France e sembra di stare a Londra… con 100 phon accesi, pero^.

Umido, diluvia, l^aeroporto e^ un caleidoscopico delirio di turisti intenti a capire su quale benedetto nastro arriveranno i bagagli. Il 5. No, il 6. Fermi tutti, e^ il 3, sono sicuro.

Mi manca l^aria.

Io e la mia compagna di viaggio formiamo una squadra perfetta, ci separiamo per andare a caccia delle nostre valige incelofanate di verde pistacchio.

Vince lei, dopo interminabili minuti la vedo arrivare trionfante con i due catafalchi.

Taxi? No. Boh… non so. Guarda, c^e^ un banchetto Expedia, proviamo a chiedere a loro. Vince l^opzione trasferimento in gruppo targata Expedia.

Ma di gruppo nemmeno l^ombra.

Finiamo su un pullmino da 10 persone da sole. Paura. Ma paura vera. Dove diavolo ci sta portando?!

Buio, pioggia, strade deserte.

Finalmente, dopo 20 minuti, cominciamo a intravedere delle luci. Jonathan si rivela essere semplicemente un sorridente tassista. E noi? …le due solite malfidenti!

Alla reception ci accoglie Carlos, un metro e cinquanta di cortesia e professionalita^. Un drink di benvenuto e passa la paura… ci vuole proprio poco!

La camera. Attimo di raccoglimento. La stanza e^ stupenda, due volte casa mia, arredata con gusto e accogliente sobrieta^.

Una sigaretta sul terrazzo.

Doccia veloce e cena a bordo piscina. Il pesce e^ commevente, il vino… eddai, Michi, smettila, si lascia bere benissimo.

E ora… e ora nuovamente sul terrazzo, la mia compagna d^avventura e^ sotto le coperte. Io sono seduta accanto a un bicchiere di rum domenicano, fumo una sigaretta. Indosso un giubbotto di pelle. Ha ricominciato a piovere, l^aria e^ fresca, il mormorio delle palme e^ a dir poco inebriante.

In lontananza della musica. Un altro sorso di rum. Animali che raccontano storie nel buio.

E questo vento…

Un sorriso,

m.

p.s. sono due ore che cerco lo apostrofo su questa qwerty caraibica!

E lascerò che il vento mi bagni il capo…

campo di grano nel vento

Sensazioni

Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna
.”

(Arthur Rimbaud)

Un sorriso,

m.