Nel fiume di Eraclito

Nel fiume di Eraclito

un pesce pesca i pesci,

un pesce squarta un pesce con un pesce affilato,

un pesce costruisce un pesce,

un pesce abita in un pesce,

un pesce fugge da un pesce assediato.

Nel fiume di Eraclito

un pesce ama un pesce,

i tuoi occhi – dice – brillano come pesci nel cielo,

voglio nuotare con te fino al mare comune,

o tu, la più bella del banco.

Nel fiume di Eraclito

un pesce ha immaginato il pesce dei pesci,

un pesce si inginocchia davanti al pesce,

un pesce canta al pesce

e chiede al pesce un nuotare più lieve.

Nel fiume di Eraclito

io pesce singolo, io pesce distinto

(non fosse che dal pesce albero e dal pesce pietra)

scrivo in particolari momenti piccoli pesci

con scaglie così fugacemente argentate

da esser forse un ammiccare imbarazzato del buio.”

(Wisłava Szymborska)

Un sorriso,

m.

Notte a Milano

“C’è odore di vuoto nell’aria:

profumo di resa.

Invisibili suoni riempiono la città:

rumore di buio.

Una stella luminosa e solitaria

sembra volersi staccare dal cielo;

relegata controvoglia lassù,

tremante, nel suo inutile sforzo.”

(Fabrizio Dragoncelli)

Un sorriso,

m.

Guardami dritto negli occhi

giocattolo rotto

 

“Vestita d’oro e di bianco,

sporca di sangue e di sudore;

sai di dolcezza e dolore, Amore.

 

Con le labbra bagnate dal vino,

rosse d’ansia e di passione;

sai di solitudine e terrore, Amore.


Guardami, guardami dritto negli occhi,

buttali via quei dannati giocatoli rotti!”

(Fabrizio Dragoncelli)

 

Un sorriso,

m.

Cantu t’amore

gallipoli

No mm’ha ccircare mai
ci quistu sentimentu
pi ssempre po’ tturare
no mm’ha ccircare mai…

Pi mme l’amore gghè
nnu sorrisu, nna carezza,
cocce ti ebbrezza
rubbate all’eternità.

Lassàmu quistu suennu
cu ndi culla dolcemente,
nui simu tuttu e nnienti,
ti paru bene e mmale,
noia e ddesideriu ,
lu critu e lu sussurru,
simu nnu pàrpitu ti azzurru
macchiatu nnu picchi ti gnoru.

No mm’ha ccircare mai
ci la fantasia mia
cu tu sempre si ‘mpiccia, (1)
no mm’ha ccircare mai…

Pi mmè l’amore gghè
nna scheggia t’infinitu
ttaccata a ddhu momentu
ca felice sta tti sentu.

Lu crigiu ti l’autunnu,
lu friddu ti lu iernu,
lu cautu ti l’estate
è quistu amore nuesciu;
primavera è la memoria
ti nnu passatu ca è futuru
e ca lu core sente
comu nnu magicu presente.

Non domandarmi mai
se il nostro sentimento
per sempre durerà,
non domandarmi mai…

Per me l’amore è
un sorriso, una carezza,
gocce di ebbrezza
rubate all’eternità.

Lasciam che questo sogno
ci culli dolcemente,
noi siamo tutto e niente,
il bene e il male insieme,
la noia e il desiderio,
il grido ed il sussurro,
siamo un palpito d’azzurro
macchiato un po’ di nero.

Non domandarmi mai
se la mia fantasia
tu sempre accenderai,
non domandarmi mai…

Per me l’amore è
una scheggia d’infinito
catturata da un momento
della tua felicità.

Il grigio dell’autunno,
il freddo dell’inverno,
l’estate e il suo calore
è questo nostro amore;
primavera è la memoria
di un passato che è futuro
e che il cuore sente
come un magico presente
.”

Donne, direi che siamo pronte per partire!

Un sorriso,

m.

Dieci Agosto

notte stellata

“San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo favilla.


Ritornava una rondine al tetto, l’uccisero: cadde tra spini;
ella aveva nel becco un insetto, la cena dei suoi rondinini.


Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano.


Anche un uomo tornava al suo nido, l’uccisero, disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido, portava due bambole in dono…


Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano;
egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano.


E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!”

(G.Pascoli)

Scappo da Milano e vado a nascondermi sotto le stelle.

Un sorriso,

m.

C’est l’Ennui!

m.

La sottise, l’erreur, le péche, la lésine,
Occupent nos esprits et travaillent nos corps,
Et nous alimentons nos aimables remords,
Comme les mendiants nourrissent leur vermine.

Nos péchés sont têtus, nos repentirs sont lâches;
Nous nous faisons payer grassement nos aveux,
Et nous rentrons gaiement dans le chemin bourbeux,
Croyant par de vils pleurs laver toutes nos taches.

Sur l’oreiller du mal c’est Satan Trismégiste
Qui berce longuement notre esprit enchanté,
Et le riche métal de notre volonté
Est tout vaporisé par ce savant chimiste.

C’est le Diable qui tient les fils qui nous remuent.
Aux objets répugnants nous trouvons des appas;
Chaque jour vers l’Enfer nous descendons d’un pas,
Sans horreur, à travers des ténèbres qui puent.

Ainsi qu’un débauché pauvre qui baise et mange
Le sein martyrisé d’une antique catin,
Nous volons au passage un plaisir clandestin
Que nous pressons bien fort comme une vieille orange.

Serré, fourmillant comme un million d’helminthes,
Dans nos cerveaux ribote un peuple de démons,
Et quand nous respirons, la Mort dans nos poumons
Descend, fleuve invisible, avec de sourdes plaintes.

Si le viol, le poison, le poignard, l’incendie,
N’ont pas encore brodé de leurs plaisants dessins
Le canevas banal de nos piteux destins,
C’est que notre âme, hélas! n’est pas assez hardie.

Mais parmi les chacals, les panthères, les lices,
Les singes, les scorpions, les vautours, les serpents,
Les monstres glapissants, hurlants, grognants, rampants,
Dans la ménagerie infâme de nos vices,

Il en est un plus laid, plus méchant, plus immonde!
Quoiqu’il ne pousse ni grands gestes, ni grands cris,
Il ferait volontiers de la terre un débris
Et dans un bâillement avalerait le monde.

C’est l’Ennui!- L’oeil chargé d’un pleur involontaire,
Il rêve d’échafauds en fumant son houka.
Tu le connais, lecteur, ce monstre délicat,
Hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère
!”

(Charles Baudelaire)

E lascerò che il vento mi bagni il capo…

campo di grano nel vento

Sensazioni

Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna
.”

(Arthur Rimbaud)

Un sorriso,

m.

Walking on the Moon – Emozioni gratuite a Milano

walking to the moon

Francesca su Facebook domanda se non esistono eventi gratuiti in città. Ecco qui:

Domani sera a Villa Reale in via Palestro a Milano si terrà la prima serata dei “Notturni in Palestro”, dove si incontreranno musica e poesia in occasione di un emozionante omaggio alla Luna.

Che emozione dev’essere vedere sul palco Arnoldo Foà. Ancora di più se immaginate un omaggio notturno della città di Milano per il 40esimo anniversario dello sbarco sulla luna.

Foà, 93 anni compiuti da poco, accompagnato da un quartetto jazz composto da Carla Baldini, Piero Bronzi, Sergio Corbini e Nino Pellegrini, sarà protagonista di «Notturno etrusco», dedicato alla luna nel quarantesimo anniversario dello sbarco. A lui e alla sua memorabile voce il compito di dare vita a brani lunari e lunatici, da «La bella e il vento» di Garcia Lorca alla serenata romana «Nina si voi dormite», dalla lirica «Luz de la noche» di Pedro Salinas, intrecciata alla rilettura jazzistica di «Walking on the Moon» di Sting, al leopardiano «Canto notturno di un pastore errante dell’Asia», senza rinunciare alla commovente ironia del «Cyrano di Bergerac» di Rostand.”

Un sorriso

m.