A.A.A. Cervello in affitto [oppure no]

No, non ne sto cercando uno, mi basta il mio. Anzi, il mio mi avanza. Per questo vorrei darlo in affitto.

Non so cosa farmene, non so dove metterlo. In questo periodo, poi, abbiamo delle serissime difficoltà relazionali.

Dormisse almeno ogni tanto. Macché, pare che di notte si diverta ad andarsene in giro per conto suo.

Non scherzo, solo una manciata di ore fa, mentre il mio corpo giaceva inerte avvolto da una calda coperta di piume, quello screanzato – uno scricciolo di sì e no 1300 grammi – convinto forse di essere Lara Croft, sconfiggeva ragni dalle dimensioni mostruose e, un attimo dopo, giocava innocente accanto al ricordo di un cugino ancora bambino.

Non mi fraintendere, gli voglio bene, ma è un’inarrestabile fucina di guai. La mattina, per colpa sua, mi sveglio stremata.

A rigor di logica, di giorno – mentre io cerco di condurre una vita normale – Lui si dovrebbe riposare… quantomeno ti aspetti che si queti.

Illusa.

E’ furbo Lui. Se di notte si sfianca rincorrendo ragni, di giorno recupera energie standosene seduto sul divano. Il problema è che se se ne stesse seduto sul divano a leggere una raccolta di favole, io vivrei tranquilla (forse).

No, lui se ne sta sul divano e riflette.

Ma che ti rifletti? Ascolta, devo fare un piano editoriale, finire la traduzione di un lungometraggio, scrivere un comunicato stampa e mandare un preventivo. Gentilmente, potresti sederti qui accanto a me e darmi una mano?

Arrivo… arrivo, non mi mettere ansia. Mi risponde scocciato.

Furbo come una faina, si alza, mi si avvicina e per 5 minuti mi instilla qualche idea brillante, mi fornisce un paio di informazioni importanti, e mentre io, meccanicamente, porto avanti il mio lavoro senza curarmi della sua presenza, Lui se ne torna quatto quatto sul divano, si accende una sigaretta e riparte con in suoi ragionamenti.

Per vivere serena dovrei stare alla larga da qualsiasi stimolo intellettuale.

Il problema è che Lui è una spugna. Assorbe input alla velocità della luce. Ogni libro che leggo, ogni argomento interessante che approfondisco per lui diventa una palestra dove esercitarsi sino allo sfinimento… mio, non suo.

Sì, perchè il problema è che se io sottopongo il mio corpo a stress, Lui non si stanca, anzi al massimo si rilassa un pochino, mentre, se a fare jogging è Lui, io ne esco con le ossa rotte.

Siamo in guerra, è ufficiale.

Alcune settimane fa mi hanno chiesto: “Non scrivi spesso sul tuo blog, perchè?”, ho risposto: “Scrivo solo quando penso di avere qualcosa di sensato da dire”.

Di conseguenza, c’è un motivo anche per questo post. Anzi, questa volta c’è un Motivo con la M maiuscola.

Non scherzavo quando poche righe fa ho scritto “Siamo in guerra” e, vista la serietà della situazione, devo armarmi fino ai denti: io questa guerra la voglio vincere!

Voglio vincerla contro quella parte di Lui che si beffa di me, osservandomi dal divano con la sigaretta all’angolo della bocca. Quella parte di Lui che mi tortura giorno e notte senza tregua, quella parte maledetta che vuole costringermi a condurre una vita “normale”, godendo nel vedermi annaspare mentre boccheggio alla ricerca di ossigeno.

Sì, perchè, ho omesso fino a qui un particolare importante: c’è una parte di Lui che amo follemente, quella parte, che vive nell’ombra, e che fa di me quello che sono realmente.

Il problema è che questo lato di Lui si esprime raramente, per la precisione solo in alcuni momenti: quando scrivo, quando scatto e quando mi  perdo giocando con un cane, con un gatto, con un cavallo, con il mare o con il vento…

Un sorriso,

m.

Mal di mare

tempesta

Pensare, da che mondo è mondo, porta in seno due esiti diametralmente opposti:

Da un lato ci permette di analizzare la realtà, di guardare la vita negli occhi, di evitare inutili elucubrazioni e congetture su come sarebbe stato se… al contempo, dall’altro, ci conduce senza pietà dritti proprio verso quegli stessi maledetti meandri oscuri del se e del ma.

Pensare alla caducità della nostra esistenza ci da il coraggio di prendere decisoni importanti, di dare svolte epocali alla nostra vita, di trasferirci in capo al mondo, di tornarcene a casa a testa alta, di confessare un amore o di chiudere una relazione.. tutto sull’onda del “la vita è una, mica puoi sprecarla”.

Allo tempo stesso, quegli stessi pensieri ci inducono all’immobilità totale suggerita da una vocina (fateci caso, spesso ha un tono sarcastico…) che ripete senza sosta il mantra del “Se niente ha senso, perchè tutto questo affannarsi dietro al nulla, perchè tutto questo rincorrere il niente?”.

Pensare fa bene e fa male. E non pensare? Cosa fa il non pensare? Bene? Male?

Tutto questo riflettere sul pensare mi sta già facendo venire il mal di mare.

Un sorriso,

m.

Margot racconta Borges

Margot a Camogli

Istanti

Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita nella prossima cercherei di fare più errori non cercherei di essere tanto perfetto, mi negherei di più, sarei meno serio di quanto sono stato, difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico, correrei più rischi, farei più viaggi, guarderei più tramonti, salirei più montagne, nuoterei più fiumi, andrei in posti dove mai sono andato, mangerei più gelati e meno fave, avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente e precisamente ogni minuto della sua vita; certo che ho avuto momenti di gioia ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.

Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita, solo di momenti, non ti perdere l’oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro, una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute; se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri nella carrozzella, guarderei più albe e giocherei di più con i bambini, se avessi un’altra volta la vita davanti. Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.” (Jorge Luis Borges)

Ogni volta che vedo la piccola Marge correre a perdifiato… sorrido e penso di aver raramente incontrato persone tanto sagge. Lei fa ogni giorno quello che Borges ha capito tardi, troppo tardi. Per lei la sofferenza è una parentesi all’interno della gioia costante di vivere, solo questo, niente di più. Per lei la cosa più importante è vivere fino in fondo ogni Istante.

Un sorriso,

m.

Una mèta per l’anima e nessun limite per il corpo

Gabbiani nel cielo di Camogli

“Quei gabbiani che non hanno una mèta ideale e che viaggiano solo per viaggiare, non arrivano da nessuna parte, e vanno piano. Quelli invece che aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere alcun viaggio, arrivano dovunque, e in un baleno.” (“Il Gabbiano Jonathan Livingston” Richard Bach)

Il viaggio di cui parla Bach, ovviamente, è un viaggio mentale. Nulla a che vedere con il piacere di viaggiare fisicamente, anche senza mèta, per guardarsi intorno, incontrare mondi nuovi, ascoltare lingue sconosciute, scoprire orizzonti inaspettati.

Il segreto allora forse sta nell’avere una mèta per l’anima e nessun limite per il corpo.

Un sorriso,

m.