Quest’anno ho visto il sogno di un amico crollare come un castello di carte, ora sembra essere il turno di un altro.
Trententenni che forti di passione e, soprattutto, di esperienza, hanno scommesso tutto.
Giovani uomini che, dopo anni di gavetta, non si sono tirati indietro davanti al lavoro duro quando si è trattato di fare il grande salto, quando è giunto il momento di costruire la propria azienda, unico modo per esprimere sé stessi, assecondando la volontà di apportare una nota di etica, valore e colore a questo paese che – sono certa, contro la sua volontà – non è più culla, ma tarpatore di ali.
Non è giusto.
Non è giusto che chi si fa in 4, in 16, in 32 e mi fermo qui, non abbia speranze.
I giovani, quelli giovanissimi, quelli che possono, è vero, devono partire. Ma quelli come me, quelli che hanno avuto la fortuna di partire e hanno scelto di tornare [nel mio caso, non per passaporto, ma per amore di questa terra lunga e stretta immersa nel Meditteraneo ] hanno il dovere di battersi per non permettere che il nostro Paese diventi un paese “immergente”, un Paese costretto in ginocchio davanti a quelli che oggi sono Paesi “emersi” e, per loro fortuna, non più “emergenti”. [cit. Saverio Berlinzani @Blog Economy Day]
Un sorriso amaro,
m.
p.s. il titolo di questo post è un omaggio al nuovo libro di Aldo Cazzullo [non si tratta di marketta, sia ben chiaro!]

