E lascerò che il vento mi bagni il capo…

campo di grano nel vento

Sensazioni

Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna
.”

(Arthur Rimbaud)

Un sorriso,

m.

Sacralità dolcemente dissacrata

ulivo in Sabina

“(…)Non era omaggio di schiava
avviluppata nell’ombra
ma regalo di regina

che diventava cosa mia
mi circolava nel sangue
e dolce e lento e vagante

come bacio di una santa
nel più divino trasporto
e in un fremito solenne

baciava baciava(…)”

Carlos Drummond de Andrade

Un sorriso,

m.

Walking on the Moon – Emozioni gratuite a Milano

walking to the moon

Francesca su Facebook domanda se non esistono eventi gratuiti in città. Ecco qui:

Domani sera a Villa Reale in via Palestro a Milano si terrà la prima serata dei “Notturni in Palestro”, dove si incontreranno musica e poesia in occasione di un emozionante omaggio alla Luna.

Che emozione dev’essere vedere sul palco Arnoldo Foà. Ancora di più se immaginate un omaggio notturno della città di Milano per il 40esimo anniversario dello sbarco sulla luna.

Foà, 93 anni compiuti da poco, accompagnato da un quartetto jazz composto da Carla Baldini, Piero Bronzi, Sergio Corbini e Nino Pellegrini, sarà protagonista di «Notturno etrusco», dedicato alla luna nel quarantesimo anniversario dello sbarco. A lui e alla sua memorabile voce il compito di dare vita a brani lunari e lunatici, da «La bella e il vento» di Garcia Lorca alla serenata romana «Nina si voi dormite», dalla lirica «Luz de la noche» di Pedro Salinas, intrecciata alla rilettura jazzistica di «Walking on the Moon» di Sting, al leopardiano «Canto notturno di un pastore errante dell’Asia», senza rinunciare alla commovente ironia del «Cyrano di Bergerac» di Rostand.”

Un sorriso

m.

Chi fa attenzione lo vede, lo sente, lo capisce.

a piedi nudi

Se solo imparassimo a percepire la realtà che ci circonda.

Se solo riuscissimo a capire che siamo una parte – preziosa sì, ma infinitesimale – del mondo in cui viviamo.

Se solo la smettessimo di pensare di essere indispensabili e cominciassimo a capire che “siamo” semplicemente perchè esistiamo oggi, adesso, in questo preciso istante.

Se solo ci prendessimo cura di noi stessi e di ogni altra particella – animata o inanimata che sia -  e ci svegliassimo la mattina consapevoli di essere tutto e niente.

Se solo imparassimo a vivere immaginando di non dover morire mai e costruissimo il nostro futuro con lungimiranza e coraggio.

Se solo ci rendessimo conto che la vita può finire all’improvviso e la smettessimo di trattenere parole, emozioni, sorrisi.

Se solo imparassimo ad ascoltare.

“Mentre salivamo su una colina parzialmente illuminata ma non riscaldata da un sole incerto, il dottor Narin mi disse che gli oggetti hanno una memoria. Come gli uomini, anche gli oggetti avevano la facoltà di registrare ciò che acadeva e di conservarne il ricordo, ma la maggior parte di noi non se ne rende conto. – Gli oggeti si interrogano a vicenda, si mettono d’accordo, si parlano sottovoce e stabiliscono una segreta armonia tra loro componendo una musica che noi chiamamo mondo, – disse il dottor Narin. – Chi fa attenzione lo sente, lo vede, lo capisce -. Osservando le macchie calcaree su un ramo secco raccolto a terra capì che i tordi facevano il nido nei dintorni, studiando le tracce nel fango mi spiegò che non pioveva da due settimane e quando e con che tipo di vento poteva essersi rotto quel ramo.” (Orhan Pamuk)

Un sorriso,

m.

Che tu sia per me il coltello

Tranci di Spada con Madonna

Ci ho provato. Ho cercato di tenere questa cosa – agli occhi di molti forse stupida o, quantomeno, poco interessante – tra me e me. Niente da fare. devo dirla, devo farla sgorgare.

Un amico questa sera mi ha detto che le coincidenze non esistono. Ho i brividi. Oggi mi sono tatuata il polso sinistro, ma non all’esterno, all’interno, proprio lì dove – a guardare con attenzione – si incrociano e vengono a galla moltissime vene. Mi piace osservare le linee scure leggermente in rilievo che si muovono sopra i tendini, mi piace la sensazione di avere un nuovo marchio permanente. Mi sento come se fossi riuscita a fermare un istante della mia vita per sempre.

E la coincidenza dove sta, direte. Svelo l’arcano, ma non prima di aver confessato che spesso prendo tra le mani i libri che mi hanno segnata (proprio come quelle linee scure che gallegiano sulla mia pelle e che, in questo primo giorno, sembrano voler uscire, fuggire dalla loro nuova prigione), e ne sfoglio le pagine sottolineate, annotate, violentate fino a quando i miei occhi non trovano quello che stavano cercando, senza sforzo… naturalmente:

“Ora guardo il mio braccio e la pelle si muove sotto le lettere. E’ calda, la carne respira e il corpo è vivo.

Un pensiero che non mi concede tregua: cos’è avvenuto realmente in quel primo momento? E se non mi fossi stretta nelle braccia?

Pensare che ho affascinato qualcuno in questo modo, sena fare alcuno sforzo.

Quel che gli ho dato, quel che gli ha parlato da dentro di me, quel che l’ha rigenerato, senza che io potessi saperlo, questa cosa che è dentro di me…

Lo so che esiste. Esisteva già prima di quello sguardo. Esiste ora, anche se non c’è nessuno che la guarda. E’ la parte buona di me. E’ impossibile distruggerla e, grazie a lei, neanch’io posso essere distrutta.

Se solo potessi anche darla a me stessa. Farla sgorgare.”

(David Grossman: “Che tu sia per me il coltello”)

Un sorriso,

m.