Gli abbracci spezzati

Gli abbracci spezzati… il titolo mi ha attrato fin dal primo istante, eppure il nuovo film di Almodovar ancora non l’ho visto. I suoi film mi piacciono molto… Tutto su mia madre mi entra sotto la pelle, Donne sull’orlo di una crisi di nervi è un capolavoro di stile e colori, la Mala educaciòn racconta l’ipocrisia e l’arrivismo che permeano il nostro mondo.

Gli abbracci spezzati… per essersi potuti spezzare questi abbracci devono un giorno essere stati reali.

Quindi non possono farne parte gli abbracci che avremmo voluto dare o ricevere, ma che mai abbiamo dato o ricevuto. Ci sono persone che amano teneramente e  profondamente ma che non hanno il coraggio di dimostralo apertamente (penso a mio padre che vorrebbe ma non riesce e nei suoi occhi vedo il dolore che questo impedimento gli infligge). Ci sono esseri umani che amano con passione e desiderio una donna o un uomo per tutta la vita e non trovano il coraggio di confessare il loro amore. Ci sono esseri umani che amano un Dio che un corpo da abbracciare nemmeno ce l’ha.

Questi abbracci mai nati non potranno mai essere spezzati.

Gli abbracci spezzati sono abbracci che si sono consumati… abbracci che hanno placato un’anima, addolcito un cuore, rafforzato uno spirito oppure infuocato un ventre.

Abbracci vissuti, cercati, ricambiati, inflitti o subìti. Abbracci reali o creduti tali. Abbracci lunghi una vita oppure consumati in un istante.

Una corda quando si spezza crea due pezzi di corda distinti; un vetro, invece, produce mille frammenti… ma quali sono le conseguenze di un abbraccio spezzato?

Un sorriso,

m.

Ero piccola e di sesso non sapevo nulla

Ero piccola, molto piccola. Di sesso ancora non sapevo nulla, ma ricordo, come fosse ieri, un poster gigantesco contro l’HIV in centro a Lugano (forse non era poi tanto grande, ma io all’epoca ero poco più alta di un comodino…).

Non sapevo nulla di sesso, ma sapevo che quelle tre lettere (nel mio ricordo le affissioni in Svizzera parlavano di HIV non di AIDS) simboleggiavano qualcosa di tremendo, qualcosa di cui non si poteva parlare.

Probabilmente il mio ingresso nell’adolescenza ha coinciso con lo scemare delle campagne contro il “virus del sesso“, oppure la mia attenzione in quegli anni si è indirizzata altrove… non lo so e mai lo saprò, quindi non ha senso rimuginarci sopra.

Il punto è un altro: l’HIV (o AIDS o SIDA) nei discorsi a casa o con gli amici non è mai stato un ” hot topic” (per dovere di cronaca devo dire che una volta mia madre mi ha messo in guardia dai suoi rischi).

Ho sempre creduto di aver avuto la fortuna di essere cresciuta in un ambiente aperto, illuminato, attento. Eppure  quando ho visto la camapagna WOM against HIV, ideata da un amico fotografo, il mio cervello ha sussultato. In realtà è da tempo che il mio cervello bussa alla porta della mia parte razionale (la parte irrazionale – per fortuna – ha sempre tenuto a mente che il preservativo fosse cosa buona e giusta). A giugno traducendo una fiction per la TV francese (Sa raison d’etre) in occasione del festival del cinema gay di Milano, mi sono resa conto all’improvviso che il tema HIV è sempre rimasto un tabù.

D’un tratto mi sono ricordata che un pomeriggio piovoso di tanti anni fa, in seguito a un evento tutt’altro che piacevole, sono andata al Fatebenefratelli di Milano per sottopormi al test dell’AIDS. Ero sola. Sola da morire di paura. Non avevo avuto il coraggio di parlarne a nessuno. Sola e spaventata. E pioveva.

Il test dell’HIV è risultato negativo. Ho gioito. Da sola.

Vedere le foto di Anto mi ha fatto pensare e mi ha fatto sorridere. Mi ha fatto sorridere perchè mi ha “toccata” senza trasmettermi angoscia. Mi ha toccata perchè mi ha dato gli strumenti per giocare con il “sesso sicuro“. Sì, perchè giocare con le cose importanti è fondamentale per affrontarle con coraggio e intelligenza.

E visto che parliamo di giocare, lascio la parola a un’esperta (anzi, alle sue fotografie).

Un sorriso,

m.

Notte a Milano

“C’è odore di vuoto nell’aria:

profumo di resa.

Invisibili suoni riempiono la città:

rumore di buio.

Una stella luminosa e solitaria

sembra volersi staccare dal cielo;

relegata controvoglia lassù,

tremante, nel suo inutile sforzo.”

(Fabrizio Dragoncelli)

Un sorriso,

m.